Il ritorno di Renga:"Rinasco dopo l’anno difficile"

L’artista in gara dopo l’incidente stradale: "Ho rischiato di andare all’altro mondo"

Ora che è alle spalle, Francesco Renga minimizza: «Massì, non è stato un anno facile». Tutt’altro. Tsunami gossiparo su Ambra, roba da tonnellate di pagine sui magazine pettegoli. E bacino rotto in un incidente stradale. «Vedi cosa capita a girare in Vespa facendo finta di avere vent’anni? Ho avuto complicazioni, ho rischiato di andare al Creatore». Ora si riparte, destinazione Festival, con una voce che l’altalena del destino ha reso ancor più profonda, persino teatrale. E perciò La tua bellezza, il brano a dir poco perfetto che porta in gara, è il trampolino giusto per farla ascoltare a tutti: «Per questo è la prima volta che voglio davvero Sanremo». C’è il suo rock, ne La tua bellezza, quello teso sulla strada tra Who e Timoria. C’è la tradizione melodica italiana. E pure qualche sbuffo di quel pop rockettaro che arriva da Londra. «Finalmente ho trovato la terza via che cercavo da anni». Ecco.

Però, caro Renga, forse su tutto vince il vecchio richiamo del rock.
«E non è un caso che il mio produttore sia quel Fabrizio Barbacci che ha prodotto il mio primo disco da solo: mi ha dato un suono più ruvido e spigoloso».

Allora bye bye bel canto?
«Ma no. Il progetto Orchestraevoce va ancora avanti. E comunque il nuovo brano è figlio di una ricerca vocale che, per quanto mi riguarda, prescinde dal bel canto. È la sintesi perfetta della mia vita in musica».

Però durante il Festival esce il greatest hits Fermoimmagine con altri due inediti. Fase nuova?
«No, sono esperienze che si mescolano. Infatti l’ospite che avrò con me a Sanremo, Sergio Dalma, nasce proprio dai contatti con la scena spagnola del periodo Orchestra e Voce. Entro l’autunno andrò in tour in Europa. E il prossimo anno mi piacerebbe tornare all’estero».

Prima però c’è l’Ariston.
«L’idea di parlar di bellezza mi frullava da un po’. Ho bisogno di bellezza perché in giro ne vedo poca».

Dirà mica che in giro ci sono poche belle donne?
«La bellezza è femmina per definizione. Però qui non si parla di una donna. Ma di un concetto».

Allora spieghi.
«È l’idea di bellezza che mi esalta. Non voglio scomodare l’Idiota di Dostoevskji...».

«La bellezza salverà il mondo» del principe Miskin.
«È una bellezza improvvisa, salvifica, così furiosa da farti mettere in discussione. Non la puoi comprare. Ma spesso ce l’hai affianco. Dicono che la bellezza sia negli occhi di chi guarda».

Appunto.
«Ma se noi non vediamo la bellezza, specialmente qui in Italia, è perché siamo diventati brutti noi».

Le canzoni di Orchestraevoce però parlano di un’Italia bella.
«Quella del dopoguerra, del boom, della rinascita. Aveva una forza interiore, che è una forma raffinata di bellezza. E da qui dobbiamo ripartire ora che siamo in ginocchio».

Si diceva che, caduto il governo, il rinascimento era cosa fatta.
«Le colpe che davamo ai governi del passato, nessuno escluso, sono in realtà colpe nostre. Dobbiamo smettere di far finta che non sia così».

Però al Festival quest’anno neanche una canzone politica.
«Perché c’è ancora politica? Si parla solo di banche. E sullo spread non si incidono canzoni».

Invece la canzone sulla bellezza piace ad Ambra?
«Molto. E non era così scontato».

Finito il momento no?
«Non siamo certo una famiglia da Mulino Bianco. Ma sono state scritte boiate pazzesche».

Infatti ha alzato la voce più volte. E anche il nuovo brano è più arrembante.
«Volevo fosse un urlo. Infatti è stato registrato con un registro più alto e forse la tensione del canto lascia intuire le mie sofferenze di questi mesi».

In fondo, quando è in scena, un cantante è nudo.
«La voce è l’espressione dell’anima. E nella mia anima ora c’è una pazzesca voglia di ripartire».