Il ritorno del Ribelle «A Madrid ho fallito ma ora cerco affetto»

Il barese apre la sua avventura alla Samp: «Capello? No comment Ho sbagliato al 70 per cento per colpa mia. Ho ancora l’accento spagnolo, ma imparerò il genovese Sarò pronto per segnare nel derby»

da Milano

Il City davanti allo United: a Manchester non succedeva da 29 anni. E oggi il derby. Con un italiano in campo a far da testimone all’evento: Rolando Bianchi, dal Granillo al City of Manchester per 13 milioni, salto mortale a parole già metabolizzato. I bookmaker lo danno 40/1 come capocannoniere della Premiership (Drogba 4/1, Shevckenko 12/1)); 11/4 è la quota di un suo gol nel derby (8/1 se fosse il primo). Numeri. Lui non ci fa troppo caso. È già in campo.
«Sembrava la vigilia di Milan-Inter. Mai vista così tanta gente durante gli allenamenti. Ma erano giornalisti, mica tifosi. Loro riempiono lo stadio, per il resto della settimana si disinteressano di noi».
Due giornate e altrettante vittorie, esordio con gol. Non poteva chiedere di meglio per presentarsi.
«Sono partito benissimo e questo mi ha fatto già entrare nel cuore dei tifosi. Mi chiamano Rolly, il mio soprannome fin da bambino, e mi hanno dedicato un coro sulle note di Volare».
Cristiano Ronaldo squalificato; Rooney infortunato. Dica la verità, le spiace un po’ non giocarci contro?
«In effetti sì. Mi sarebbe piaciuto vederli da vicino. Ronaldo l’ho incontrato nell’albergo dove vivo, non me l’aspettavo così alto. Mi ha riconosciuto, “good luck” mi ha detto».
Un mese di calcio inglese. Differenze con l’Italia?
«Sono fisicamente impressionanti, ma più indietro dal punto di vista tecnico-tattico. Da noi certi difensori hanno qualità da centrocampista, qui fanno fatica a stoppare un pallone. Però suppliscono a queste carenze con il vigore fisico. Io pensavo di essere grande e grosso, invece faccio la figura di uno normale... ».
Dei suoi compagni chi l’ha colpita di più?
«Richards. È un difensore, ha 19 anni ed è già in nazionale. Deve migliorare tecnicamente, ma ha doti fisiche mostruose».
Che cosa ne sapevano a Manchester di Rolando Bianchi?
«Praticamente nulla. Sono piombato qui come uno sconosciuto, fortuna che mi ha presentato Eriksson... ».
Difficoltà in campo?
«Gioco da unica punta, faccio una fatica bestiale e prendo un sacco di botte. Anche in allenamento. Meglio così, mi abituerò in fretta».
E fuori?
«La lingua, la guida a sinistra, certe abitudini a tavola. Fortuna che c’è Corradi che mi aiuta, per me è come un fratello».
Stupito da... ?
«La pasta con il ketchup due ore prima della partita. Impensabile in Italia».
Eriksson che fa: tace ed acconsente?
«No, lui sta provando a imporre stile e cultura del lavoro italiana. In campo, lavorando molto sulla tattica, e fuori cercando di togliere o quantomeno di limitare certe abitudini».
Ancora Eriksson: quanto è stato decisivo per il suo passaggio al City?
«Moltissimo. Se ci fosse stato un allenatore inglese, avrei avuto qualche dubbio in più. Mi ha chiamato personalmente e mi ha convinto dicendomi che in quattro anni vogliono arrivare a lottare per il titolo».
Quattro anni: giusto il suo contratto.
«Qui ho una grande opportunità, ma voglio tornare a giocare in Italia, magari già nel prossimo giugno. Anche se tra quattro anni, ne avrò 28 e sarò comunque nel pieno della maturità».
Ha capito perché in Italia non l’ha voluta nessuno?
«Sinceramente no. E continuo a chiedermelo. Di certo c’è una cosa: i club inglesi sono molto ricchi e cedendomi, la Reggina ha sistemato i bilanci. E io alla mia ex società e al presidente Foti, devo moltissimo. Hanno avuto pazienza quando ero infortunato, mi hanno aspettato e non lo dimenticherò mai. Così quando mi hanno presentato l’affare non ho potuto dire di no. Forse se avessero aspettato un po’, un club italiano l’avrei trovato. Ma non a quelle cifre».
Soldi che faranno contento anche lei, non solo la Reggina.
«Guadagnerò bene, non posso nasconderlo. Ma per restare in Italia avrei accettato anche meno soldi».
Avrebbe mai immaginato di giocare nel Manchester City?
«Quando ero bambino impazzivo per l’Atletico Madrid. Poi ho cominciato a pensare all’Inghilterra, ora ci sono e mi sento pronto per l’avventura».
Nazionale: più facile o più difficile arrivarci da Manchester?
«È il mio sogno. Qui posso mettermi in luce. Forse più che giocando nella Reggina o facendo panchina in un grande club italiano. Questa esperienza mi farà crescere, sul campo e nella vita».
Bianchi, Lucarelli, Toni, Riganò: fuga di bomber. Come mai?
«Per loro il discorso è diverso. Era probabilmente l’ultima possibilità, vista l’età, di strappare un contratto molto vantaggioso».
Accuse di corruzione e molti sospetti sulla provenienza dei capitali: Shinawatra, padre-padrone del City ed ex premier thaliandese, è per così dire un tipo piuttosto discusso. Che cosa ne pensa?
«Be’, le notizie che leggo non sono delle migliori, ma in società mi dicono che non c’è nulla di vero. L’ho incontrato, mi è sembrato una persona simpatica e alla mano».
Come si piazzerebbe il Manchester City nel campionato italiano?
«Per qualità tecniche e tattiche, dietro la Reggina dell’anno scorso. Ma quella era una squadra straordinaria». Anche perché aveva Rolando Bianchi. Non ancora mister Volare.