Il ritorno della supremazia partitocratica

Gianni Baget Bozzo

Questo governo è politicamente complesso perché in esso risiedono diverse componenti, anche chiaramente eterogenee, ma decise a mantenere una mediazione tra di loro per vincere la sfida di un partito dell'elettorato e del popolo, costituito da Berlusconi. Sono tornati i poteri forti dell'economia come della politica legati a corpi specializzati politicamente e quindi ideologici in forma diversa. Mentre la Casa delle libertà nasceva da un rapporto tra partiti ed elettori, le componenti di questa maggioranza hanno tutte un potere di fatto nella realtà sociale.
Il primo partito è quello che potremmo chiamare tecnocratico, espressione dei poteri burocratici e finanziari che operano in Europa. Essi si esprimono nella persona del presidente del Consiglio, che ha fatto la sua carriera politica come tecnico prestato alle istituzioni ed ha potenziato questa sua figura giungendo di nuovo nella politica italiana come ex presidente della Commissione Europea. Mentre Berlusconi aveva rappresentato una dialettica con i poteri dell'Unione Europea e si era sganciato dall'asse francotedesco in occasione della guerra irakena per scegliere il mondo anglosassone, Prodi rappresenta il ritorno del primato di Bruxelles in Italia e quindi la fine di ogni dialettica politica tra le istituzioni italiane e quelle europee. Non si tratta soltanto di raggiungere accordi, ma di fare della legittimità europea il fondamento della politica italiana. E Padoa Schioppa all'economia accentua questa dimensione di ritorno alla soggezione alla burocrazia, divenuta principio di legittimità politica in Italia.
La seconda componente è data dai partiti originati dal partito comunista e dalla sinistra democristiana, le due forze che sono sopravvissute al naufragio della prima Repubblica e che ora stanno per celebrare la loro unione nel Partito Democratico. Queste forze, pur nella loro diversità, hanno trovato nella collaborazione reciproca il riconoscimento della propria legittimità: i comunisti hanno attribuito alla sinistra democristiana il carattere di sinistra, la sinistra democristiana ha offerto ai comunisti e ai postcomunisti il riconoscimento della loro piena democraticità. Tornano quindi i partiti del passato che costituiscono se stessi come nuova legittimità, rimanendo però subalterni alla tecnocrazia, che garantisce loro il riconoscimento dei poteri economici e finanziari. Il movimento di liberazione dalla partitocrazia iniziata dai referendum Segni è qui ora negato dal ritorno delle componenti postdemocristiane e postcomuniste come nuova legittimità politica. Terza componente è la sinistra radicale rappresentata solo parzialmente nel governo anche perché ha avuto, con la presidenza di Bertinotti alla Camera, un alto riconoscimento istituzionale.
Il compito del governo Prodi è quello di porre in contatto tradizioni diverse e renderle vicendevolmente componibili. La società italiana è profondamente cambiata dai giorni dei vecchi partiti e lo ha dimostrato nelle recenti elezioni politiche. L'opposizione ha il compito di garantire nella difesa della sua eredità e della sua legittimità, il cambiamento avvenuto nella società italiana. E quindi la fine della legittimità ideologica fondata sul passato. La dialettica tra la maggioranza e l'opposizione è quella tra i poteri di fatto e la libertà dei cittadini, la tensione classica tra il potere e la libertà. Questo chiede l'unità della Casa delle libertà. Avrà occasione di manifestarsi nel prossimo referendum costituzionale, che rappresenta il tentativo di separare la prima Repubblica e di creare le istituzioni della democrazia diverse da quelle della partitocrazia. Il contrasto tra questo ritorno dei poteri di fatto come poteri istituzionali con queste elezioni chiede all'opposizione una grande fedeltà al proprio messaggio e alla propria storia.
bagetbozzo@ragionpolitica.it