Ritorno da "Top gun". Tom Cruise vola fra piloti (veri) e droni

Annunciato il sequel del film che nell'86 decretò il successo del divo legato a Scientology. Senza più duelli aerei, resi obsoleti dai progressi dell'elettronica

Tanto per cambiare, torniamo agli Anni Ottanta. E facendo un salto all'indietro, ecco Top Gun 2 , naturalmente con Tom Cruise. Era il 1986 quando Tony Scott, il fratello suicida di Ridley, dirigeva l'allora ventiquattrenne attore americano nella sua prima parte importante, che l'avrebbe consacrato star di Il colore dei soldi e Rain Man . Nel ruolo-feticcio di Maverick, aitante pilota di jet supersonici e supercostosi, tanto carino quanto bravo a volare sopra le nuvole, Cruise convogliò al botteghino mondiale 350 milioni di dollari. Meritò anche di un'eccellente colonna sonora, della quale ricordiamo la romantica Take my breath away di Berlin (Oscar alla miglior canzone originale), ma soprattutto del racconto dell'élite aerospaziale Usa, con i suoi selezionati piloti a sfidarsi come tanti Icaro nel circolo competitivo della «Fighter Weapons School», meglio nota come «Top Gun».

Un posto dove non si scherza, neanche quando a insegnarti i trucchi del mestiere è la bella Kelly McGillis, all'epoca l'inflessibile addestratrice Charlie. Magari, dopo due matrimoni falliti e due figlie, l'attrice non è più così in forma, però ai fans piacerebbe rivederla, anche se come amante di Maverick non sarebbe più credibile: di recente ha dichiarato la sua omosessualità.

Trent'anni dopo quel film tutto azione e buoni sentimenti, la Skydance annuncia il capitolo due: Justin Marks, che ha scritto Suicide Squad , sta buttando giù la sceneggiatura e siccome conosce a fondo il mondo dei piloti da caccia, assisteremo a un'evoluzione. È possibile che Cruise, nella parte che gli calza come un guanto, rastrelli altri miliardi da devolvere a Scientology, la setta della quale è il numero 2. E mentre spolvera le lenti dei Ray Ban dai quali mai si separava il suo Pete Maverick, Tom conta cinquantadue anni e tre matrimoni in frantumi. Tra l'altro, con la presenza dei droni nei cieli globali, sarà difficile inscenare duelli aerei contro i Mig nemici. Se il seguito di Top Gun si annuncia in 3D e Imax, è garantito che il sequel esplorerà «la fine di un'éra», per dirla con il produttore David Ellison. E già si prefigura la disfida tra piloti umani e piloti elettronici, con relativo scontro tra pulsioni naturali e impulsi artificiali: si tratta d'un tema di stretta attualità, in America soprattutto. «Se guardi al mondo dei duelli aerei, la cosa più interessante è che quel mondo, ritratto nel Top Gun originale, non esiste più. Per cui ci interroghiamo su come si è evoluta quella cultura, oggi», spiega Ellison.

In effetti, il mondo dei droni e delle loro eventuali sfide da controllo remoto non si è ancora visto, al cinema. Cinque anni fa, girava la voce d'un sequel, che avrebbe dovuto dirigere Tony Scott. Impressionato dai racconti d'un nerd dedito alla programmazione di giochi da guerra in Nevada, il regista spiegò a Hitfix che poteva impostare il film sui droni diretti da intelligenze artificiali. «Questo mondo mi affascina, perché è così diverso dal mondo della Guerra fredda, nel quale sono cresciuto. Perciò non farei un remake, ma una nuova invenzione», ha aggiunto Tony Scott, prima di farla finita, buttandosi giù da un ponte nel 2012.

Al momento, Tom Cruise sta definendo i dettagli promozionali della sua quinta Mission Impossible- Rogue Nation (dal 19 agosto, con Universal), firmata da Christopher McQuarrie, sempre con lui protagonista. Stavolta Ethan Hunt, altro personaggio iconico della lunga carriera di Tom, cercherà di abbattere Il Sindacato, organizzazione criminale più che temibile, nota nel mondo come l'anti-Imf, la squadra di Hunt. Ancora stelle lontane, cieli algidi e perigliosi e l'eterna domanda: «Di chi ci possiamo fidare»? Sicuramente Hollywood si fida di Cruise, se continua a garantirgli un sequel dietro l'altro.