Il ritorno di Tremonti rimette in moto la «missione fiducia»

Carlo Pelanda

Fa veramente piacere poter commentare il ritorno di Giulio Tremonti al ministero dell'Economia perché mette fine ad un'anomalia che ha indebolito l'azione del governo nell'ultimo anno.
La politica economica non può essere gestita da qualcuno che sia solo «politico» o «tecnico». Deve essere guidata da soggetti che combinano la competenza tecnica, quindi la credibilità nei confronti del mercato, con le capacità di eseguire un programma, bilanciando i diversi interessi, ma anche facendo prevalere con forza, appunto, «politica» la missione di governo. Siniscalco, che salutiamo con rispetto, ha dovuto e voluto interpretare il ruolo di «tecnico» che mette sul tavolo dei politici diverse scelte, definendo per ciascuna costi e benefici, ma lasciando loro la decisione. Inizialmente si pensò che tale formula avrebbe potuto funzionare. E lo si pensò perché nel primo semestre del 2004 la forte personalità di Tremonti aveva creato dissensi destabilizzanti e ciò aveva creato la priorità di applicare un metodo di decisioni più condivise. Ma poi tale formula si mostrò difettosa su un altro piano. Siniscalco, per lo più, ha generato opzioni che non tenevano conto del mandato elettorale del governo e mettevano in priorità la stabilità finanziaria con metodi passivi. Per semplificare, si è arrivati al paradosso che un governo eletto per privilegiare la costruzione della fiducia sulla stabilità (le riforme liberalizzanti e di efficienza) si è trovato con un ministro dell'Economia che presentava opzioni tutte basate sul primato della stabilità al costo di sacrificare la «missione fiducia». Non è una colpa di Siniscalco. Non è di centrodestra e la sua comunità di riferimento, nazionale ed internazionale, è quella che ritiene, appunto, prioritaria la stabilità sulla fiducia oppure non si è accorta, come molti burocrati europei o accademici italiani che propugnano un'economia burocratica, che dal 2001 in poi la giusta politica è quella di prendere un rischio (pur controllatissimo) sul piano della stabilità perché la priorità è la ricostruzione della fiducia. Per esempio, la scelta fatta da Bush e Greenspan di correre un rischio sul lato dell'inflazione e del deficit di bilancio, quindi del valore di cambio della moneta, per salvare il più importante, perché senza di esso non c'è stabilità, motore della crescita. E siamo ancora ricchi, nonostante l'enorme destabilizzazione tecnica e simbolica del mercato globale tra il 2001 e 2003, grazie a tale scelta. Siniscalco, inoltre, si è trovato in prima linea a dover difendere la credibilità sul fatto che il terzo debito del pianeta, per volume, sarà ripagato, cosa francamente non facile.
Il privilegiare la stabilità via passività ha di fatto lasciato solo Berlusconi, non fornendogli gli strumenti tecnici per svolgere la missione pro-fiducia di ridurre le tasse. Per esempio, nell'autunno del 2004, ha dovuto imporre a forza la detassazione sulle famiglie senza un lavoro preparatorio che avrebbe reso migliore la misura. Perché Siniscalco ne aveva di fatto escluso la fattibilità. Bravo Berlusconi, ma evidente l'assenza di un team tecnico allineato sulla missione politica. Il ritorno di Tremonti promette di risolvere questa anomalia perché la funzione tecnica si allinea nuovamente con quella politica: la missione di mettere in priorità la costruzione della fiducia troverà nuovamente un robusto sostegno, esaltato anche dalle capacità del viceministro Mario Baldassarri che è tra i migliori «economisti della fiducia» al mondo e non solo in Europa.
In modo compatibile al requisito di stabilità, ma senza essere annullata da questo. In sintesi, la politica economica del governo potrà tornare, finalmente attiva, uscendo dalla passività. E nella ricostruzione del binomio Berlusconi/Tremonti il governo trova anche la capacità di gestire decisioni delicate e gravi, quali la soluzione della questione Fazio: potrà andarsene a testa alta, l'uomo lo merita, ma dovrà andarsene. A Tremonti una sola raccomandazione: una volta mi ha detto che per amor di battuta si può sacrificare tutto. Per amor di patria si astenga da battute almeno nei prossimi tre mesi. Buon lavoro.
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