Ritratto di famiglia in un inferno

Veleni, sospetti, accuse reciproche, il padre che tira in ballo la
ragazza e prima ancora madre e figlia che scaricano senza remore il
genitore. Un ambiente così non può essersi creato in pochi giorni

Chissà come andrà a finire ad Avetrana. Comunque sia, non mi si venga a dire che c’è morbosità, curiosità perversa da parte della gente che sta seguendo la vicenda. Sembra una storia che neppure la penna del più grande scrittore di gialli sia mai riuscito a raccontare. Colpi di scena che si susseguono non a giro di pagina di libro, ma con la diretta televisiva attraverso un annuncio dopo l’altro. Il protagonista dell’intrigo di Avetrana è la famiglia.
Non sono un appassionato di gialli però sono curioso di conoscere come va a finire il giallo di Avetrana. Straordinario - in senso etimologico - il protagonista. Ma che famiglia è quella dei Misseri? Fin dall’inizio, la mamma di Sara, quando pensava che la figlia fosse stata rapita, aveva dato agli inquirenti un suggerimento che forse non era stato colto da noi - pubblico che segue il giallo in diretta televisiva - in tutta la sua gravità. Aveva detto agli inquirenti di indagare la famiglia.
È vero che oggi è statisticamente provato che nelle famiglie si registrano un numero di crimini che tende a superare quelli che avvengono fuori dalle mura domestiche, e quindi dovremmo avere una certa abitudine a sapere che l’assassino si trova là dentro. Ma ho la sensazione che ad Avetrana, pur senza alcuna volontà dei protagonisti, sia stata messa in scena una dinamica familiare che nel suo delirio non era immaginabile.
Evidentemente lo immaginava la madre della povera Sara, ma da come si stanno susseguendo gli avvenimenti sembra che tutti i familiari sappiano tutto di tutti. Che famiglia è? Torno a chiedermi. Michele Misseri piange e si accusa. Va in galera e accusa la figlia. Sabrina, prima di essere chiamata in correità dal padre, gli vomita addosso tutto il fiele che ha in corpo, anche lei piange la scomparsa della cugina, è generosa con le televisioni rilasciando dichiarazioni a destra e a sinistra, in cui esprime tutto il suo dolore per la morte di Sara, tutto il suo disprezzo per il padre. Poi quando gli inquirenti l’arrestano, il primo pensiero è a cosa dicono di lei i telegiornali.
E la mamma di Sabrina? Sappiamo che vorrebbe prendere a sassate le telecamere che la filmano, e che anche lei ha gettato la croce addosso al marito. Michele, prima il mostro, incomincia adesso a sembrare, con quel suo cappellaccio, la barba incolta e le sgrammaticature, un poveraccio d’uomo che le sta passando tutte: assassino sessualmente perverso, assassino semplice, assassino per procura, testimone di un assassinio.
Ma che famiglia è quella dei Misseri di Avetrana? Adesso metà famiglia è in galera con al collo un assassinio, ma prima che balzasse agli onori del crimine in diretta tv come doveva vivere quella famiglia, che rapporto aveva con quella di Sara? È minimamente immaginabile il tipo di comunicazione che esisteva tra Michele e la moglie? Tra Sabrina e il padre? E si pensi che Sara riusciva ad avere un rapporto migliore con Sabrina e la sua famiglia che con la propria. Cioè una relazione più affettuosa proprio con chi l’ha fatta fuori. Vivere in quelle famiglie doveva essere un inferno, perché non mi si venga a dire che il dramma che le ha coinvolte sia arrivato come un fulmine a ciel sereno.
Le vediamo vivere nelle villette con veranda e porticato, simbolo di un benessere che le ha strappate dai condomini popolari, ma il loro mondo è ancora quello contadino, chiuso, arcaico, dove tutte le peggiori perversioni sessuali erano consumate in una tacita, accettata omertà. Adesso c’è la televisione: le giovani della famiglia vengono fuori dall’oscurità e recitano la loro parte come se fossero al Grande fratello. E noi ora possiamo decidere su una scelta imbarazzante: meglio una famiglia chiusa e omertosa nelle sue perversioni sessuali o quella che rappresenta un po’ alla volta la propria avventura a luci rosse e in diretta tv?