Ritratto di Ferreri, progressista «del futuro»

da Roma

I festival - dunque anche la Festa di Roma - hanno sempre un lato commemorativo e uno rivendicativo: il primo evoca i film che furono, il secondo racconta le ingiustizie che sono. E che paiono durature. Ecco quindi il documentario in digitale su uno dei vari milanesi che nel dopoguerra giunsero a Roma per fare cinema: il titolo è Marco Ferreri, il regista che venne dal futuro ed è di Mario Canale. Ferreri morì durante il Festival di Cannes, quello che gli aveva dato i trionfi, dieci anni fa. Il Giornale ne ricordò il valore, ma anche il passato di militare di leva durante la Rsi, gli inizi difficili a Cinecittà come produttore e come regista e il successo (El Pisito; El Cochecito), infine, nella Spagna di Franco. Ciò non impedì a Ferreri, tornato in Italia, di divenire poco dopo un'icona progressista. Infatti i registi non si occupano di politica, ma di film: ogni regime che glieli finanzi è un buon regime.
Quanto all'oggi e alla realtà italiana, avrebbe bisogno proprio delle beffe di un Ferreri. Ne ha il coraggio, non la (talora geniale) bizzarria, Ascanio Celestini, autore di un altro documentario in digitale presentato alla Festa, Parole sante, su un caso sociale (sfruttamento, comportamento antisindacale, ecc.) relativo a un grosso call center romano. E si noti che la telefonista è uno dei lavori precari del personaggio di Margherita Buy in Giorni e nuvole, altro film della Festa. È anche così che si capisce la fortuna di chi ha potuto associare il diritto del lavoro alla legge Giugni.