IL RITRATTO Quelli della ex Dc

«Genovese di San Fruttuoso. Giancarlo era una persona affabile, con un leggero senso dell'umorismo. Sapeva gestire la sua vita con estrema semplicità e determinazione. I nostri incontri? Piacevoli e sempre in un'atmosfera di tranquillità e serenità». Si apre così il capitolo sulla vita del democristiano Giancarlo Dagnino, estrapolata dal «libro delle memorie» di Tullio Mazzolino, l'ex assessore ai Trasporti in Comune ed esponente di spicco dello scudocrociato ligure, che seguita a raccontare sulle pagine de il Giornale di personaggi ed eventi che resero grande la Democrazia cristiana in terra ligure. Una testimonianza che parte dal privato e volge presto verso l'operato politico: «Giancarlo gestiva i voti di maggioranza della sezione di San Fruttuoso distaccando la corrente morotea di minoranza guidata da Giancarlo Mori. Membro della direzione provinciale del partito ed esponente leader della corrente tavianea, ricoprì diversi incarichi amministrativi tra cui anche la presidenza dell'ospedale San Martino di Genova. Durante la segreteria di Giancarlo Piombino, Dagnino ricoprì anche la carica di segretario amministrativo». Ricordi che incrociano vite parallele, che sanno di politica intensa, quella narrata da Mazzolino: «Rispetto al passato, per dare maggiore forza e trasparenza alla segreteria, si era deciso di affiancare l'operato del segretario amministrativo con alcuni componenti della direzione provinciale in rappresentanza delle principali correnti. Io partecipai alla collaborazione con Dagnino per la corrente fanfaniana, di cui ero il coordinatore provinciale, durante la leadership del senatore Carlo Pastorino. Una precisazione - aggiunge Mazzolino -: le correnti Dc erano organizzate come un vero partito nel partito, con tanto di leader in genere un parlamentare, un coordinatore, un direttivo e tanto di sede. La nostra era in via San Lorenzo numero 19. Fu in quell'occasione che i miei rapporti con Dagnino si intensificarono fino a trasformarsi in amicizia vera. Difatti pur appartenendo a correnti diverse ci vedevamo frequentemente e ci scambiavamo notizie e valutazioni politiche». E ancora. Aneddoti e particolari che riaffiorano nella mente dell'ex assessore a testimonianza di un passato mai dimenticato: «Durante il periodo che precedeva i congressi di partito, ai vari livelli delle sezioni, dalle assemblee provinciali a quelle nazionali, pur in diversi ruoli e in differenti correnti politiche, si era creato tra noi una solidarietà, che nei casi difficili si trasformava in scambi di voti che ovviavano a difficoltà reali. Ricordo ancora di un incontro nel quale mi parlò dell'allora ministro Remo Gaspari, doroteo vicino alle posizioni dell'onorevole Taviani, in merito al problema della Valtellina. In Valtellina esisteva il pericolo della diga di Valpola che minacciava, da un momento all'altro, di cedere sotto la pressione dell'invaso colmo di acqua. Mi anticipò in quell' incontro la scelta del ministro della Protezione civile Gaspari e della contestata operazione di tracimazione delle acque che svuotò l'alveo, salvando la diga». La vita politica lascia spazio ancora ai rapporti privati quando Mazzolino racconta di un Dagnino vittima di un attacco delle Brigate rosse: «Appresi la notizia durante una riunione della corrente fanfaniana denominata Nuove Cronache. L'assemblea fu subito sospesa e in gruppo ci recammo all'ospedale. Lo vidi steso su di una barella, con aria sofferente. Era stato gambizzato. L'attentato gli lasciò uno strascico, un difetto di deambulazione lieve, che comunque gli procurava dolore. Eletto assessore, gli feci ottenere un permesso per l'auto per muoversi più abilmente. All'ottuso funzionario che mi chiedeva la documentazione per istruire la pratica, risposi che per una vittima del terrorismo la documentazione era la realtà dei fatti: alias l'attentato». «E venne poi la terribile notizia - continua Mazzolino -. Fumatore fu colpito da un tumore alla gola. Operato con successo perdette però l'uso delle corde vocali. Andai a trovarlo a casa dopo che si era ristabilito dall'operazione. Cominciava a dialogare con difficoltà con brevi parole e nel scrivermi l'impatto avuto dopo l'operazione, mi disse che svegliarsi muto fu per lui un forte choc. Reagì trovando conforto nella fede. Il politico Dagnino manifestò così il suo profondo animo cattolico, caratteristica di noi democristiani. E, anche se a volte non ci comportavamo come tali, comunque nei momenti difficili riemergevano le nostre radici». «La lotta con il tumore fu lunga. Cercò di vincerla fino a quando il suo fisico si arrese - conclude l'ex assessore -. Ai suoi funerali, nella chiesa di Castelletto c'erano tutti gli esponenti del partito ormai sciolto. Persone che avevano ricoperto grandi cariche nelle società e negli enti locali, lì presenti per dare l'ultimo saluto all'amico. Ma fu con rammarico che notai che ero l'unico insieme all'amico Giuseppe Costa a rappresentare le istituzioni di allora come consiglieri comunali a Tursi. Mi sentii come “l'ultimo dei Moicani”, ma tale sentimento, non fece che rafforzare la mia determinazione». Il ricordo dell'amico Dagnino, termina con un episodio, che rafforza la stima a conferma del suo stile di vita: «Venni a conoscere ancora una volta della bontà d'animo di Giancarlo. Un nostro amico di famiglia, a un anno dalla pensione perse il lavoro. La ditta dove era occupato aveva improvvisamente cessato l'attività. Giancarlo venuto a conoscenza del fatto lo assunse per un anno (fino al raggiungimento dell'età pensionabile) nella sua azienda di commercio all'ingrosso di generi alimentari garantendogli così la sopravvivenza economica fino all'arrivo della pensione».