Ritrovata la famiglia italiana: era in Tunisia

Luciano Gulli

nostro inviato

a Sharm el Sheikh

Erano partiti per una vacanza a lungo vagheggiata. Sono tornati ieri notte, chiusi in una bara, allineati uno accanto all’altro nella pancia di un C130 della nostra Aeronautica atterrato a Ciampino dopo mezzanotte. A bordo, anche lo zio delle sorelle Bastianutti, che l’altro ieri aveva riconosciuto il corpo di Paola. Ad assistere le famiglie dei sei nostri connazionali morti negli attentati di venerdì scorso c’era un gruppo di psicologi. Ma il vero sollievo, per i parenti delle vittime, è venuto dall’assenza di giornalisti e telecamere, tenuti lontani dall’aeroporto per espressa volontà di alcune famiglie.
Si è invece risolta felicemente, grazie a Dio, la vicenda della coppia con figlia tredicenne che non si era ancora messa in contatto con i familiari dai giorni precedenti agli attentati. Ci si domandava come mai non si riuscisse a trovare la più pallida traccia del loro passaggio a Sharm, e nelle ultime ore aveva preso consistenza l’ipotesi che la famigliola non fosse neppure mai venuta in Egitto. Be’, è andata proprio così. Padre, madre e ragazzina erano in Tunisia. Erano partiti il 17 luglio da Verona, modificando il programma precedentemente comunicato ai familiari di recarsi a Sharm el Sheikh. Sul fronte delle indagini, qualche nuovo elemento si è andato ad aggiungere ieri alle indiscrezioni pubblicate dal Giornale secondo le quali gli attentati di Sharm sono stati progettati in Irak dalla cosca di Abu Musab al Zarqawi che ora si appresterebbe a colpire la Giordania. Punto di raccolta del commando che si poi infiltrato a Sharm el Sheikh, confondendosi tra la folla di turisti, è stata la città di El Arish, nel nord del Sinai. A fare gli onori di casa al gruppo (di cui avrebbero fatto parte anche 9 pakistani) è stato Ahmed Fuleyfel. Suo fratello Suleiman, lo abbiamo scritto ieri, si era immolato nell’attentato dell’ottobre scorso a Taba. Lui, Ahmed, era uno dei due schiantatisi con l’auto imbottita di esplosivo contro il Ghazala Gardens.
A capo della cellula egiziana (che dai pakistani avrebbe ricevuto l’esplosivo, veicolato poi attraverso il deserto grazie al network di una tribù beduina del nord) ci sarebbe stato un dentista. Il suo nome, stando ai servizi di sicurezza israeliani sarebbe Khaled Bakri. Ma non si dice dove il professionista abiti. Probabilmente anche lui è di El Arish, città dove risiedono altri due affiliati alla cellula, indicati come impiegati governativi.
Secondo il sito di intelligence israeliano Debka, il gruppo terroristico legato ad Al Qaida operava anche nella zona di Rafah, cittadina al confine tra Egitto e Israele nella striscia di Gaza. Ed è lì, tra Rafah e El Arish, che si concentrano le ricerche degli investigatori.
La notizia che gran parte del commando che ha seminato morte e distruzioni a Sharm era composta da egiziani sta intanto provocando un piccolo terremoto all’interno dei servizi di sicurezza egiziani. Il generale Hamdi Ghali, responsabile della sicurezza nella regione meridionale del Sinai era stato già destituito all’indomani degli attentati. Al suo posto è subentrato il generale Haroul Hassan. Altre teste, tuttavia, sembrano destinate a rotolare insieme con quella di Ghali, dopo la sfuriata che il presidente Mubarak ha fatto al ministro Omar Suleiman, responsabile dei servizi. Un altro colpo come quello messo a segno venerdì, soprattutto se Sharm dovesse essere ancora nel mirino dei terroristi, sarebbe fatale per l’economia di un resort che gira totalmente intorno al turismo. Allora, forse anche i russi, che hanno scoperto da poco il mar Rosso e il magico mondo dei charter e delle vacanze a buon mercato, e non sembrano disposti a farsi spaventare da una ventata di bombe, potrebbero rinunciare. E per il «fiore all’occhiello» dell’Egitto sarebbe il declino. È l’incubo del presidente Mubarak, ma anche delle centinaia di migliaia di lavoratori egiziani che grazie al turismo hanno trovato uno stipendio.
Di terrorismo, di stabilità della regione e delle spinte di Al Qaida dirette invece a destabilizzare il mondo arabo moderato si discuterà proprio qui a Sharm el Sheikh il prossimo 3 agosto in un vertice straordinario della Lega Araba convocato esplicitamente da Mubarak. «Abbiamo bisogno di affrontare e discutere molti dei problemi che la regione sta affrontando - ha detto Mubarak -. E sono certo che da questa riunione uscirà una posizione araba unitaria forte contro ciò che mette in pericolo la nostra stabilità».