Ritrovata la viola medicea rubata 26 anni fa

Sottratta al maestro Luigi Alberto Bianchi nel 1980, ha un valore stimato di oltre 5 milioni di euro

Paola Fucilieri

La viola Medicea, detta anche «del Crocefisso». Il ritrovamento insperato di uno strumento musicale di valore inestimabile e unico al mondo anche per la sua storia: sia per com’era stato costruito, alla fine del 1500 e per com’era andato perso, 26 anni fa. Quando, in questi giorni, i carabinieri del nucleo tutela culturale, insieme ai colleghi dei comandi di Milano, Lodi e Pavia, l’hanno recuperata - sventando l’ennesimo passaggio di mano a suon di migliaia e migliaia di euro tra ricettatori (un valore comunque sempre inferiore a quello reale che, ammesso si possa calcolare, non è inferiore ai 5 milioni di euro) - non credevano ai loro occhi: sul retro della cassa armonica dell’antico strumento costruito nel 1595 dai maestri liutai cremonesi Antonio e Gerolamo Amati (si dice sia passata anche tra le mani di un loro allievo, un certo Antonio Stradivari, ma forse qui la storia s’intreccia alla leggenda) erano dipinti un Gesù crocifisso e uno stemma reale, quello mediceo. Figuriamoci allora la reazione dell’ultimo, quasi legittimo proprietario di siffatta meraviglia artistico-musicale, il maestro di fama internazionale Luigi Alberto Bianchi. Il «quasi» è d’obbligo: la viola, infatti, è ora di proprietà dell’assicurazione che a suo tempo ne pagò il premio al maestro. Che nel 1980, di ritorno da Montecarlo dove era stato in tournée, aveva parcheggiato l’auto vicino il teatro alla Scala per non più di qualche minuto, giusto il tempo di prendere al volo un caffè con la moglie. «Quando sono tornato non avevo trovato nè le valige nè l’astuccio con il prezioso strumento. E mi era caduto il mondo addosso» ha detto ieri mattina il maestro che, da quando ha saputo del ritrovamento dello strumento che ormai riteneva irrimediabilmente scomparso, si emoziona sempre più di frequente e fatica a prendere sonno.
«Non so ancora se farò fare il ponticello a Parigi, dal liutaio Vatelot, o a New York, da un allievo del maestro francese - racconta il maestro Bianchi - nel 1973 mi recai dal maestro Vatelot allora a Londra perché mi rifacesse il ponticello. Sono pochi, pochissimi, penso non più di tre i liutai al mondo che lavorano un legno con almeno 200 anni di stagionatura».
L’ex proprietario, che l’aveva acquistata da un commerciante antiquario inglese, l’ha tenuta nelle sue braccia per poco: l’ha dovuta, infatti, restituire all’assicurazione. Ieri pomeriggio, però, quasi in una sorta di pellegrinaggio spirituale Bianchi è andato sul luogo in cui, più di un quarto di se auto gli aveva portato via la viola. «Ricordo ancora quel momento - afferma Bianchi con gli occhi lucidi -. Era il 7 ottobre 1980. Un attimo di distrazione e la viola non c'era più».
La viola, della lunghezza di circa un metro, di color miele, è stata recuperata a Rosate, nell’hinterland, a casa di un 69enne, del quale, per ora, si sa molto poco e che avrebbe voluto venderla per appena 60mila euro. Con lui sono stati denunciati per ricettazione anche un 73enne di Pavia e un 39enne residente in provincia di Lodi. La preziosa viola è stata recuperata in un fienile, dove era stata spostata negli ultimi tempi in attesa della vendita.