Ritrovato l’archivio di Wittgenstein, filosofo malato d’amore

«È così difficile trovare l’inizio. O meglio: è difficile cominciare dall’inizio. E non tentare di andare ancor più indietro». Così diceva uno dei filosofi più complessi e affascinanti del novecento, ovvero Ludwig Wittgenstein. Ed in effetti, al di là del valore filosofico di questa proposizione gli esegeti, di Wittgenstein e del suo trattato logico-filosofico, hanno dovuto a lungo studiare il maestro senza disporre di fonti adeguate. Ma ora cambia tutto. Un importantissimo archivio del filosofo-matematico, andato perduto nel caos della Seconda guerra mondiale, è riemerso a Cambridge, rivelando aspetti nuovi sul suo pensiero.
E sulla sua relazione con un giovane matematico, Francis Skinner, che fu per anni il suo amanuense e il suo amante. Un professore di Cambridge, Arthur Gibson, ha passato gli ultimi tre anni a studiare l’archivio e ieri lo ha raccontato al Guardian: «Materiali interamente nuovi che illuminano il processo cognitivo di Wittgenstein... Come se guardassimo nella sua mente dal buco della serratura».
La maggior parte dei testi riscoperti infatti fu dettata parola per parola da Wittgenstein a Skinner e dimostra il forte legame tra i due. Secondo Gibson, fu proprio la morte di Skinner, a 29 anni, che fece sì che l’archivio andasse perduto. Nel 1941 il giovane, ammalato di poliomielite venne portato in ospedale, ma fu lasciato in un corridoio senza cure per 16 ore mentre decine di altri pazienti venivano ricoverati dopo un bombardamento. Skinner morì sette giorni dopo con Wittgenstein, disperato, al capezzale. La tragedia provocò un collasso nervoso nel grande teorico.
Per quanto è dato di capire dall’archivio oltre ad essere uno dei suoi studenti e il suo «scrivano», Skinner era anche un coredattore e potrebbe aver giocato un ruolo assai più importante di quanto finora pensato nella filosofia del maestro. Devastato dal dolore, Wittgenstein affidò l’archivio a uno dei suoi studenti, facendolo così cadere nell’oblio (Wittgenstein è morto a Cambridge dieci anni dopo, nel 1951). Tra le carte ritrovate, di cui Gibson ha fatto il censimento, ci sarebbe anche l’unica versione conosciuta del Libro Marrone, gli appunti delle lezioni a Cambridge di metà anni Trenta. Ma ci sarebbe anche un quadernetto rosato che potrebbe essere il Libro Rosa, «un manoscritto di cui molti studiosi parlano ma che nessuno ha mai visto». Una specie di Santo Graal per gli esperti di logica e filosofia del linguaggio. Ci sono anche migliaia di calcoli matematici in cui Wittgenstein esamina il teorema di Fermat. Ma come è possibile che un simile tesoro sia rimasto sino ad ora inesplorato? Secondo Gibson per circostanze casuali. Fu donato alla Mathematical Association dal suo presidente Reuben Goodstein nel 1976, ma per l’assenza di archivisti professionisti nessuno aveva capito i suoi contenuti. Solo di recente i files sono stati consegnati al Trinity College e Gibson è entrato in gioco.