Ritrovato l’«Officiolum» testimone di Dante

Dopo oltre sei secoli è stato ritrovato l’Officiolum di Francesco da Barberino (1264-1348), chimera della letteratura e dell’arte medioevale citato da contemporanei e da posteri del XIV secolo ma scomparso. Ora è riapparso nelle mani di un collezionista italiano, il quale chiese tre anni fa una valutazione a due esperti di Christie’s, Fabio Bertolo e Kay Sutton. Dopo uno studio del manoscritto miniato, gli specialisti hanno ora accertato che l’Officiolum, libro di preghiere fatto realizzare dal poeta e notaio fiorentino Francesco da Barberino, è il libro d’ore più antico d'Italia, con ben 70 pagine miniate, realizzato a Padova nel 1305-08 da artisti della bottega di Giotto e con immagini di chiara ispirazione dantesca, quando ancora della Commedia circolavano solo i primi canti dell’Inferno. La scoperta è annunciata dagli studiosi Fabio Bertolo e Teresa Nocita con un saggio sul nuovo numero della rivista Filologia e critica (Salerno editrice). Si tratta di uno straordinario ritrovamento, non solo perché getta nuova luce sull’arte emiliano-veneta degli inizi del Trecento, ma anche perché è la prima testimonianza della diffusione del capolavoro dantesco.