Dalla riunione del Comitato interministeriale fra governo, Bankitalia, Consob e Isvap sui mercati finanziari emerge un «quadro rassicurante» per la Penisola Mutui Usa: faro sui gruppi «esterovestiti»

Draghi: l’esposizione delle banche italiane è di 1,3 miliardi, 1,5% del patrimonio di base

da Roma

L’Italia resta ai margini della crisi finanziaria internazionale originata dai mutui subprime Usa. A governo e autorità di vigilanza, riuniti ieri nel Cicr, appare però necessaria una maggiore vigilanza sui gruppi bancari e assicurativi «esterovestiti», che avendo sede in altri Paesi sono soggetti a regole più «lasche» di quelle italiane, e offrono, tra l’altro, ai risparmiatori italiani prodotti index linked il cui attivo sottostante potrebbe essere investito in prodotti cartolarizzati (con dentro i mutui subprime).
Complessivamente, però, «il quadro è rassicurante». È questa la conclusione a cui è giunto il Cicr - il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio - che ieri ha ascoltato una relazione del governatore di Bankitalia Mario Draghi sui principali aspetti delle recenti turbolenze nei mercati finanziari. «Il Comitato - si legge in una nota rilasciata dal ministero dell’Economia - ha concluso che il quadro per l’Italia, nonostante le problematiche emerse, si presenta nel complesso rassicurante».
Draghi ha presentato una relazione scritta, con numerosi dati in dettaglio, dai quali non sono emersi particolari elementi di criticità. Bankitalia rileva infatti che l’esposizione dei maggiori gruppi bancari italiani verso il settore dei mutui subprime e Alt/A (caratterizzati da uno scarso livello di informazioni sulla situazione economica del debitore) appare limitata nel confronto con gli altri Paesi. Il valore degli investimenti che includono titoli collegati a tali mutui - ha spiegato il governatore - è pari a circa 1,3 miliardi di euro (in media, per il campione selezionato, meno dell’1,5% del patrimonio di base). Le linee di credito concesse a veicoli attivi in tale comparto rappresentano in totale 1,6 miliardi di euro: di tale ammontare, solo una piccola quota (circa 60 milioni di euro) risulta utilizzata. Nel complesso, ha aggiunto Draghi, i rischi provenienti dagli Usa non incidono in misura significativa sulla base patrimoniale delle nostre banche; nè vi sarebbero conseguenze per i Fondi comuni.
Anche Lamberto Cardia ha ragguagliato il governo sulle attività messe in campo dalla Consob. In particolare, è stato chiesto alle società quotate di chiarire al mercato, in occasione delle semestrali, le eventuali ricadute sui conti per la crisi dei mutui Usa. Dai primi dati, Cardia non ha rilevato rischi diffusi. Il presidente dell’Isvap, Giannini, ha spiegato che nel settore assicurativo italiano gli effetti potenziali della crisi subprime sono marginali (gli investimenti per la copertura delle riserve tecniche riguardano prodotti a rischio in percentuali irrisorie). È emersa anche qualche riserva sull’operato delle agenzie di rating.
Secondo il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro - che ha partecipato al Cicr con i colleghi Padoa-Schioppa, Bersani e Bianchi - la crisi dei mutui «non avrà riflessi negativi sulla crescita economica nè sulla finanza italiana».