Riuscirà stavolta Beretta a superare l’esame Siena?

Il clima da guerra mondiale che aleggia sul Palio non deve indurre a conclusioni affrettate. In realtà, a Siena amano fare le cose con calma, ponderando tutti i dettagli, senza lasciarsi prendere dall’istinto e dall’impulsività. Per decidere se Mario Beretta sia un buon allenatore, sono avviati al primo decennio di riflessioni. E non è detto che sia finita qui.
Sono molte le prove che vengono richieste al candidato: ora comincia la terza. Le due precedenti non sono chiaramente bastate: il giudizio si sarebbe rivelato troppo superficiale. Il tirocinio prevede di ricominciare ogni volta da capo. Il candidato ha già allenato bene, con successo, facendo pure miracoli negli scorsi campionati? Perfetto, si prende il tutto e si porta al macero. Quel che è stato è stato, domani è un altro giorno, Beretta come Sisifo e come Penelope: punto e a capo, alla fine se ne riparla.
Anche questa è una bella storia di sport. Quando la squadra è alla canna del gas, quando nessuno sa più da che parte voltarsi, la bellissima città del panforte procede in automatico: si ricorda di Beretta. Stavolta il Siena è ultimo in classifica con sei punti, il che rende il terzo test effettivamente molto attendibile. Forse, se ce la fa stavolta, SuperMario riesce a strappare un minimo di considerazione. Magari, persino un poco di rispetto.
Nei due precedenti test il suo impegno non è bastato. E dire che qualcosa ha pur combinato. Nel campionato 2006-2007 riesce a strappare un’ottima salvezza, pensa persino di strappare una conferma per l’anno dopo, ma la società non lo ritiene adeguato. Tanti saluti e si ripresenti più preparato. Nel nuovo campionato la panchina viene assegnata a Mandorlini, uno degli emergenti nati con la camicia, non uno venuto dalla gavetta come Beretta (che caso: fa pure rima).
Alle volte, però, le combinazioni: è soltanto novembre e già il Siena ritiene di non doversi più avvalere dell’emergente, ma di procedere frettolosamente al secondo esame specifico per il candidato Mario. Rispetto all’anno prima il coefficiente di difficoltà è sensibilmente più alto: l’emergente gli lascia una squadra ultima in classifica con nove punti (sei pareggi e una vittoria). Nessun problema: Beretta si applica e supera brillantemente la prova. Salverà la squadra con tre giornate di anticipo, miglior risultato di sempre nella storia bianconera.
Promosso? Lui crede, lui si illude, ma non è così. Neanche in questo caso Siena si sente sicura sul suo conto. Arriva un altro emergente, Giampaolo. Di fronte alla nuova stroncatura, Beretta pensa evidentemente di aver chiuso in maniera definitiva il tirocinio toscano. È uomo di scuola, si è diplomato all’Isef e ha insegnato educazione fisica negli istituti milanesi, sa che due bocciature hanno qualcosa dell’irrimediabile. Gli studenti, di solito, a quel punto cambiano indirizzo.
Ma il Siena è un’altra cosa. Qui, come nella vita, gli esami non finiscono mai. A un anno e mezzo di distanza, ecco il terzo test. Sempre più in alto, sempre più difficile: oggigiorno, quando Beretta si ripresenta in città per rilevare il traghettatore Baroni (ieri la sua ultima partita: vittoria in Coppa Italia contro il Grosseto per 2-0, grazie alle reti di Calaiò e Larrondo), la squadra è ancora ultima, ma con meno punti e più partite giocate dell’altra volta (sei in dodici incontri). Rispetto al precedente miracolo, gli viene chiesto di fare più punti con minor tempo a disposizione (alla prossima gli chiedono la Champions). Intanto si impegni, alla fine le facciamo sapere.
Tanti auguri, professor Mario. L’augurio vero è che riesca nella titanica impresa di salvare una squadra anchilosata, il resto è solo illusione. Si può pensare che certi risultati bastino a meritarsi una conferma, un buon contratto e soprattutto una certa considerazione. Ma le cose non girano in questo modo elementare, nel mondo del calcio. Nel pittoresco ambiente che ha scelto di frequentare si muovono le presenze più strane. Ci sono presidenti che assumono un allenatore, poi lo cacciano, poi lo riassumono durante lo stesso campionato. Impulsivi, inaffidabili. A Siena invece sono molto prudenti e riflessivi: hanno bisogno di molte risposte, prima di accettare un tecnico. Forse, se si salva anche quest’anno, Beretta finalmente riuscirà nell’impresa di restare. Anche perché, siccome non è tordo, stavolta se l’è già fatto scrivere nel nuovo contratto. Va bene tutto, ma c’è un limite.
La storia comunque andrà seguita. Sono due le curiosità da soddisfare. Numero uno: ma che cosa diavolo deve inventarsi un allenatore per essere da Siena? Numero due: siamo sicuri che i dirigenti siano da Siena?