Riva: «Guai fuggire, ma non è mai stata così dura»

Al via la spedizione iridata più difficile della storia. Ma si parlerà di tutto tranne che di schemi

Caro Gigi Riva, come si fa a preparare, in questo clima di inchieste penali, intercettazioni, audizioni dinanzi ai magistrati, un mondiale di calcio?
«Lo so, è complicato, molto complicato. Lo snodo è rappresentato dal primo giorno di ritiro a Coverciano e dal colloquio con i responsabili dello sport e del calcio italiani, Petrucci e Rossi, in arrivo a Firenze. In questo momento io sto facendo le valigie, un rito che conosco alla perfezione ma nel frattempo leggo i giornali, ascolto i telegiornali. E non è un bel divertimento, mi creda».
Certo ma anche lo scandalo non è di poco conto...
«Il problema c’è, la situazione è pesante, molto pesante. Purtroppo, aggiungo, perché è inutile nascondersi dietro un dito e far finta che sia un polverone di piccole dimensioni».
C’è persino chi avanza l’idea di rinunciare al mondiale...
«No, fuggire non si può e non si deve: nella mia vita e nella mia carriera non l’ho mai fatto. Bisogna affrontare tutto, i pesanti giudizi e le lezioni, il fuoco nemico e la purificazione dei processi sportivi. Dovremo uscirne vivi».
Come può Lippi, un ct così discusso e sulla graticola affrontare un mondiale? C’è già chi candida, prima di partire, una rosa di successori, da Ancelotti al Trap...
«È uno degli argomenti all’ordine del giorno dell’incontro con il commissario Guido Rossi: farò delle domande, riceverò delle risposte. Su queste risposte costruiremo il mondiale della Nazionale, sapendo che i tormenti e le polemiche, non si concluderanno in 24 ore e dovremo attrezzarci, psicologicamente. Il mondiale non è uno scherzo, vivere 50 giorni insieme è già una bella prova da superare. Questa volta sarà sempre mille volte più difficile».
Nel frattempo è già cominciato il tiro al piccione italiano: prima Blatter, il presidente della Fifa, poi Beckenbauer, il suo amico Beckenbauer, presidente del comitato organizzatore, hanno firmato un paio di attacchi velenosi. Come risponde?
«Di solito, quando c’è stato da battagliare, non mi sono mai tirato indietro: né sui prati verdi e neanche dinanzi a qualche microfono. Anzi, ho alzato la voce, sapendo però di avere le carte in regola per rispondere. E rispondere per le rime. Come si potrebbe fare anche in questa situazione».
E invece...
«E invece, mi dispiace, mi dispiace moltissimo, ma il calcio italiano non è nelle condizione di dire ad altri, guardate nei vostri armadi, come ha fatto per esempio Marco Tardelli che non occupa alcun incarico ufficiale, al momento. Perciò tiro dritto senza replicare. E mi costa farlo».
Lippi come sta vivendo queste ore?
«Una settimana fa, a Roma, ho parlato a lungo con Lippi e con Vladovic, il segretario del club Italia: abbiamo discusso di calcio, solo di calcio, di giocatori, di date e di trasferimenti. In questi giorni ho tenuto i collegamenti con il dottor Abete, aspetto di incontrare il professor Rossi».
Che mondiale comincia oggi, caro Riva?
«Comincia un mondiale (il suo ottavo, 3 da calciatore, 5 da dirigente, ndr) che non sarà come nessun altro dei miei sette vissuti in precedenza». Purtroppo.