In riva al Lago i maestri che raccontano il Sol Levante

Il fascino del Giappone approda in riva al lago: Lugano omaggia con il progetto «Nippon» (fino al 27 febbraio) l'arte del Sol Levante con una serie di mostre in diverse sedi espositive della città. Tra Villa Malpensata, il Museo Cantonale, Villa Ciani e l'Heleneum, si snodano quattro esposizione dedicate all'arte giapponese, antica e contemporanea. Si comincia a Villa Ciani dove fa mostra di sé una originale collezione di fotografie dei maggiori autori giapponesi della seconda metà dell'Ottocento: duecento stampe acquerellate a mano oppure all'albumina, secondo il procedimento usato all'epoca, ci raccontano del gusto tutto giapponese di ritrarre il paesaggio, l'esotismo e la bellezza femminile. Curata da Francesco Paolo Campione e da Marco Fagioli, la mostra «Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone 1860-1910» presenta anche oggetti d'epoca (sculture lignee, armature di samurai, abiti). Il percorso prosegue alla Malpensata: negli spazi del Museo d'Arte si celebra ancora la fotografia giapponese, ma questa volta quella contemporanea, conturbante e raffinata di Nobuyoshi Araki. A questo maestro dell'obbiettivo, celebre per i nudi femminili, Lugano dedica una retrospettiva: «Love and death» mostra attraverso gli scatti di Araki l'anima sensuale ed enigmatica dell'arte contemporanea giapponese. Oltre alle foto di nudi, di città, di paesaggi, spicca il ciclo autobiografico dedicato alla relazione tra Araki e sua moglie Yoko, prematuramente scomparsa. Il viaggio nell'arte contemporanea del Sol Levante continua a Villa Ciani: qui, in una mostra curata da Marco Franciolli («Gutai. Dipingere con il tempo e lo spazio») sono esposti i lavori di Gutai, movimento artistico nato negli anni Cinquanta che, attraverso happening, installazioni e performance teatrali, precorse l'arte concettuale. Il cerchio attorno l'arte giapponese si chiude all'Heleneum, il Museo delle Culture, con «Shunga. Arte ed eros nel periodo Edo», già presentata lo scorso anno a Palazzo Reale. Le shunga, stampe a soggetto erotico in voga tra il Seicento e l'Ottocento, ci ricordano che l'arte nipponica, messa da parte la seriosità dei samurai, da sempre ama celebrare i piaceri della vita.