Riva, la leggenda compie 170 anni. E il sogno continua

TRIPLICE ANNIVERSARIO A MONTECARLO Novanta candeline per il patriarca di Sarnico "soltanto" 50 per il motoscafo della Dolce Vita. LA FRASE "Guardi miliardi di stelle e ti senti miliardario anche senza un soldo". RICONOSCENZA "Il mio primo pensiero è per il principe Ranieri e per suo figlio Alberto II". TACOLI "Temo che in Italia la nautica la vedremo solo in qualche salone"

Montecarlo - Nell’Anno di Grazia 2012 la nautica mondiale mette il vestito buono per un evento unico nel suo genere, vale a dire il triplice anniversario di Casa Riva: i 170 anni del cantiere fondato nel 1842 da Pietro Riva, il maestro d’ascia che arrivò da Laglio (Como), chiamato per riparare le imbarcazioni semidistrutte da un violento nubifragio; i 90 anni dell’Ingegnere; i 50 anni del mitico «Aquarama», ovvero l’immagine glamour data al celebre motoscafo da armatori del jet set e stelle del cinema, da Ingrid Bergman a Brigitte Bardot, fino a George Clooney; dai grandi industriali alle famiglie reali. Il «popolo del lago» (d’Iseo) non si senta tradito.

Perché Montecarlo? Perché il marchio Riva è patrimonio universale, perché in Costa Azzurra si nasce con L’art de vivre la mer. E perché la storia del cantiere di Sarnico è strettamente legata a quella del Principato: «Proprio i Grimaldi - dice Carlo Riva - hanno sempre incoraggiato le iniziative di promozione per lo sviluppo di imbarcazioni da diporto, facendo di Montecarlo il punto di riferimento per lo yachting internazionale. Voglio ringraziare lo Yacht Club de Monaco e tutti i miei clienti perché fanno rivivere la mia passione per continuare a inseguire il mio sogno. E mi permettono di restare giovane».

Tre volte auguri, caro Ingegnere. Quello dei novanta è un grande traguardo, soprattutto se passione ed energie si sono fermate, intatte, al 1962. Quando Carlo Riva lanciò il bimotore Aquarama. Dove? Il prototipo fu trasportato a Montecarlo per i battesimo del mare. E il test-driver fu un certo Gianni Agnelli. È straordinario ascoltare l’Ingegnere in un filmato emozionante: «Tornare in porto con la barca, guardare miliardi di stelle e sentirsi miliardario senza avere un soldo in tasca...». In questa frase c’è tutto il patriarca di Sarnico, l’«uomo senza tempo» che nel decennio della rivoluzione industriale italiana produce una linea di barche in legno dal design inconfondibile, tra cui l’Ariston. Dice Carlo Riva ricordando questo modello in particolare: «Disegnato con amore, nato forte e puro come un cavallo di razza. Indimenticabile! Il mio signore del mare». Seguono il Tritone (il prediletto del principe Ranieri), il Sebino, il Florida. Tutti oggetti del desiderio di re, regine e principi vari, attori, grandi uomini d’affari e campioni dello sport.

Pioniere a 360 gradi - «Pioniere della Nautica» nel 1988 e «Personnalité de la Mer» nel 2005 - intuisce prima di altri l’importanza dei porti turistici, senza i quali non ci sarebbe stato sviluppo per la nautica da diporto, e i servizi ai clienti, da sempre suo cavallo di battaglia. E cosi l’Ingegnere progetta i «Riva Boat Service». Famoso il Monaco Boat Service di Montecarlo.

Oggi, a 90 anni suonati, Carlo Riva lavora a tempo pieno nel porto turistico di Rapallo, il «Carlo Riva», appunto, prima realtà italiana realizzata da un privato. «In questi giorni - aggiunge Carlo Riva - l’emozione è davvero grande. Il mio primo pensiero va al principe Ranieri che alla fine degli anni Cinquanta mi ha fatto scoprire il vero Principato, ma anche a suo figlio Alberto II, presidente dello Yacht Club de Monaco, che mi ha fatto il grande onore di venire a salutarmi sul mio Aquarama Lipicar IV. Ranieri III era un vero amante del mare e già nel 1958 aveva capito il problema della mancanza di ormeggi nel porto di Monaco. Mi chiese un progetto per i pontili, poi copiato due anni dopo da Portofino. Pensi che il principe accettò di scavare un tunnel sotto la Rocca, con la dinamite, per il rimessaggio invernale della barche. Quell’esplosione fece tremare le finestre del palazzo principesco...».

Nasce così, nel 1959, la Monaco Boat Service, società gestita dalla famiglia Riva. «Lavorare in Riva - dice Paola Procopio, brand manager da oltre quattro anni - è la cosa che vorrebbero tutti. Se guardi i filmati ti viene la pelle d’oca. Riva è un mito e basta. E i nostri nuovi partner cinesi mi hanno detto che dobbiamo fare di più. Per loro le eccellenze italiane sono ancora Ferrari, Zegna, Ferragamo, Gucci... Ora stanno scoprendo la nautica e ne sono entusiasti. Il “popolo del lago storce il naso”? No, ha capito benissimo che rimarrà tutto made in Italy e che sui cantieri di Sarnico e La Spezia sventolerà sempre il tricolore. Oggi il nostro portafoglio ordini copre tutto il 2012 e parte del 2013. Basti pensare che a un anno dal lancio abbiamo venduto ben 26 esemplari della serie Iseo».

Ma che cosa sarebbero l’ennesima pietra miliare, l’ennesima pagina di una straordinaria storia italiana senza la sorpresa? Ecco che dal cilindro spunta per magia Riva Virtus 63’, la barca del triplice anniversario già ribattezzata come «nuovo open mediterraneo».«Oggi - continua Paola Procopio - ammiriamo Virtus, un’imbarcazione derivata dai fortunati modelli Vertigo e Rivale, mentre nello stabilimento Crn di Ancona è in costruzione un Riva 122’ progettato appositamente per un facoltoso armatore brasiliano».

Giorni di festa, di storie e di aneddoti. Uno in particolare: «Me lo hanno raccontato - conclude la Procopio - e ha dell’incredibile. Carlo Riva ha sempre detestato la ribalta e, soprattutto, le interviste. Bene, sul finire degli anni Sessanta fu inseguito per circa un mese da una giornalista francese. Alla fine i due arrivarono a un compromesso: sì all’intervista in cambio di 24 milioni di lire da devolvere a un ospedale per bambini. Il giornale per il quale lavorava l’intraprendente cronista accettò...». La festa è finita, gli amici se ne vanno. Bye bye Montecarlo, isola felice.

Si torna nella problematica Italia. Dove ci si ostina a non voler capire il valore - sociale ed economico - della nautica e del diporto. Dove ottusità e populismo della nuova nomenklatura - che prende schiaffi in Europa ma poi si vendica in Patria con il «terrorismo fiscale» (sinonimo volgare del più nobile e bocconiano «rigore») - fanno scappare all’estero gli italiani e «consigliano» agli stranieri di evitare accuratamente le infestatissime acque territoriali italiane. Un tempo, nei più prestigiosi approdi italiani si trovavano solo posti in piedi... In banchina.Horror vacui! Sì, il terrore del vuoto ha preso il sopravvento: diportisti e armatori spendono comunque. Altrove. Mentre il nostro indotto piange l’economia del mare «esodata» negli abissi.

«Stare tre giorni in Costa Azzurra - dice un amareggiato Lamberto Tacoli, chief sales & marketing officer del gruppo Ferretti, presidente di Crn e vicepresidente Ucina - e vedere tantissime barche, anche piccole, fa piacere. A causa del terremoto io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Sardegna. Che pena il vuoto! Andando avanti così da Capri a Porto Cervo... Mah! Temo che in Italia la nautica la si potrà vedere solo in qualche boat show. Fa piacere essere qui, si respira davvero un’aria diversa». Quindi, annunciando una conferenza stampa per giovedì 5 luglio - poi annullata per l’impossibilità del partner cinese a raggiungere Milano (all’ordine del giorno i dettagli del closing dell’operazione Shig-Weichai), Lamberto Tacoli sintetizza gli ultimi tre anni del gruppo di Forlì: «In certi momenti - aggiunge - è più facile abbandonare la barca. Sono stati anni complessi e difficili. Abbiamo lavorato con l’incubo del problema finanziario. Non c’è mai stato un problema di prodotto. Lo dimostra il fatto che, nonostante la crisi violenta, abbiamo un portafoglio ordini di tutto rispetto a circa 700 milioni di euro. Dietro di noi ci sono tantissime persone che hanno lavorato e lavorano con grandissimo impegno (2mila dipendenti diretti, 10mila nell’indotto, ndr). È questa la forza del gruppo e dei nostri otto marchi. Siamo stati un esempio di serietà e unione. Adesso, con i nostri nuovi partner, è tornata la voglia di ricominciare».