Riva non molla Cornigliano: «Farò acciaio fino al 2065»

Pronto un investimento da 770 milioni di euro per rimodernare l’area in un centro che lavorerà tutti i nuovi prodotti a freddo

«Sono a Genova da 19 anni, e ci starò fino al 2065!» così l’imprenditore Emilio Riva nella conferenza stampa di ieri pomeriggio agli stabilimenti dell’Ilva di Cornigliano per confermare il suo progetto di rinnovamento, totale e completo, dell’area delle acciaierie. «Sia ben chiaro: noi non smantelliamo gli impianti, li rimettiamo completamente a nuovo! - sottolinea - Voglio fare di Genova un fiore all’occhiello dell’acciaio».
L’idea è questa: porre a Taranto la produzione grezza dell’acciaio, a Genova la lavorazione, in particolare quella del cosiddetto «acciaio freddo» e di tutti i suoi derivati. E se qualcuno pensa che sia una di quelle idee per cui possono passare anni prima di vedere qualcosa di concreto, si sbaglia: «Ho già tutti i permessi pronti, firmati e controfirmati - aggiunge -. Ho l’avvallo anche del Comune e del presidente della Regione Liguria. Entro un anno, qui a Cornigliano, sarà già in piedi un’area completamente nuova». Quindi, planimetria dell’area alla mano, Riva spiega in concreto come andranno spesi i 770 milioni di investimento programmati: «Una parte dei capannoni sarà tolta, quelli ancora del 1953, millenovecentocinquantatre - scandisce Riva, lettera per lettera – risulteranno completamente nuovi!».
In concreto: nell’area delle acciaierie di Cornigliano sorgeranno nuovi capannoni per la zincatura e la stagnatura, passerà un nuovo treno «in continuo» («Ci sono già tutti i permessi, anche con le Ferrovie dello Stato»), e nascerà un’intera area con nuovi studi, un centro per i visitatori e un nuovo spogliatoio, super moderno, con tutte le attrezzature del caso, per 2200 persone. A mare sorgerà un’area con nuovi depositi: «La flotta dell’Ilva sarà potenziata, da 14 a 18 imbarcazioni, che potranno attraccare anche sul lato del Polcevera».
Per il traffico su strada, due saranno le entrate: una ad ovest, solo per i camion, che avranno accesso diretto dall’autostrada senza intasare, così, il traffico di Cornigliano; l’altra ad est per i dipendenti e i visitatori. Per questa seconda entrata servirà un allacciamento con la strada, ma «il Comune è già d’accordo», assicura Riva. L’imprenditore, oltre a tutto ciò, prospetta anche altri progetti futuri, con un investimento che potrà superare i 770 milioni di euro già stabiliti: «Ma di questi non vi posso parlare - specifica -. Favorirei i miei concorrenti. Tuttavia so già che si tratta del segreto di pulcinella». Infatti qualcuno è già venuto a conoscenza che uno di questi nuovi progetti riguarda la possibilità di realizzare una «centrale elettrica a olio di palma». Così Riva è costretto a spiegare: «Si tratta di centrali già brevettate in Belgio. Sostanzialmente sfruttano dei motori che producono energia, ma non inquinano. È un progetto che ho già sottoposto al presidente Burlando. E lui si è dichiarato molto favorevole. Ho anche altre cose in testa, ma non ve le dico».
Per ora a valere è l’accordo firmato nel 2005 dal Gruppo Riva con Governo ed enti locali all’interno del piano industriale 2005-2009, progetto verso cui il gruppo imprenditoriale ligure vuole restare assolutamente fedele, nonostante le molteplici voci che si rincorrono. A proposito di voci, a chi polemizza con questo progetto per il fatto che l’acciaio sarebbe oggi giorno superato, Riva risponde: «Per alcuni tecnici l’acciaio era obsoleto già negli anni ’80 e invece la produzione, da allora, è solo aumentata. Oggi come oggi esistono altri buoni materiali, ma l’acciaio, ancora, non è sostituibile da nessuno di essi!».
Un’altra polemica riguarda il fatto che la produzione di acciaio mondiale è in mano ai Cinesi e ai Coreani, e sembra impossibile che il «distretto dell’acciaio genovese» (così è stato anche battezzato questo progetto) possa dar vita ad una produzione in grado di competere con quella orientale. Ma anche su questo arriva la pronta replica di Riva: «È vero, i grandi numeri dell’acciaio li fanno i Cinesi, che però impiegano minimo 60 giorni per la consegna. L’Ilva invece sarà in grado di ridurre drasticamente i giorni di consegna. Sarà un servizio molto attento alle esigenze del cliente!».
Infine il capitolo più spinoso, quello degli operai che lavoreranno nel nuovo stabilimento. «Nessun licenziamento. Sarò fedele alla lettera, all’accordo firmato. In cassa integrazione ordinaria finiranno al massimo 460 persone, ma oggi come oggi ve ne sono solo 50». Circa il problema congiunturale sulla «banda stagnata» che vede attualmente altri 460 lavoratori in cassa integrazione, questa volta straordinaria, Emilio Riva è il primo a confidare in una rapida ripresa entro fine anno e assicura: «Questi lavoratori verranno reintegrati entro luglio 2008, ancora una volta come da accordo. Queste sono normali fluttuazioni che accadono col turn-over e che non hanno nulla a che fare col nuovo progetto».
Agli attuali dipendenti dell’Ilva viene inoltre assicurato che non vi saranno assolutamente trasferimenti collettivi, ma solo la possibilità, per chi vuole, di scegliere di andare a lavorare nello stabilimento di Novi. Proseguirà anche il progetto di Master, stage e tirocini per neo-laureati e ingegneri presso le sedi dell’Ilva, in un’ottica chiaramente proiettata al futuro. Un Riva a tutto campo conclude, infatti, da dove era partito: «Voglio rassicurare i genovesi e i lettori tutti: i Riva sono una grande famiglia, staranno a lungo a Genova e quando dicono una cosa la fanno. Tra un anno sarà tutto pronto. Anzi, deve essere così!». Insomma, un progetto dalle fondamenta d’acciaio, verrebbe dire. Impossibile da fermare.