La rivalsa dei perdenti al banchetto del potere Ora i corvi dei ballottaggi escono dalle gabbie

Dai gruppi di interesse della finanza ai soliti leader frustrati da anni
all’opposizione, ecco chi aspetta la tanto attesa <em>ora X</em> delle amministrative.
Milano e Napoli sono solo pretesti: sgomitano per avere un posto in prima fila, nella vetrina dell’antiberlusconismo. <strong><a href="/a.pic1?ID=526189" target="_blank">I poteri forti in coda per fare affari
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Corrono in soccorso dei Pisapia e dei De Magistris. Sgomitano per avere un posto in prima fila, nella vetrina dell’antiberlusconismo. Non vogliono perdere l’ora x, quella tanto attesa. Ora che Milano e Napoli sono a portata di mano, sono tutti in coda per avere uno strapuntino nel mondo post-Cavaliere che, secondo i tanti corvi in circolazione, comincia oggi. Ci sono i cosiddetti poteri forti, l’ago della bussola sempre molto sensibile a captare umori, prospettive e convenienze. Ormai hanno incoronato Berlusconi come responsabile del declino del Paese. Anzi, del sistema Paese, come amano ripetere. Si smarcano, cercano nuovi partner, si accreditano con i possibili garanti di un futuro roseo. Ecco Emma Marcegaglia, i banchieri di peso, gli immobiliaristi che un tempo erano socialisti e prima ancora democristiani e solo ieri si facevano vedere ai cocktail di Forza Italia. E poi, con loro, le solite autoproclamate cassandre: i Guido Rossi, i Montezemolo e tutti quelli tarati sulla loro lunghezza d’onda.
Cercano poltrone e rassicurazioni, prendono le misure per il domani che non è mai arrivato ma oggi potrebbe fare capolino. Chissà. I giornali d’opposizione che hanno passato mesi se non anni a bisticciare con le date e a evocare l’8 settembre, il 25 luglio e il 25 aprile, ora si scatenano. Nei loro titoli i ballottaggi chiudono il ventennio. E basta la parola, così impressa nella nostra memoria, per far scattare tutte le associazioni d’idee possibili. Perché il domino ci porta al Duce e poi a Milano e qui in piazzale Loreto. Cantautori, menestrelli vari e giornalisti di conio girotondino danzano e segnano le ore: il conto alla rovescia è partito. È ora di uscire dalle trincee, di rompere le gabbie, di occupare le piazze. E di farla finita con chi avrebbe occupato indegnamente Palazzo Marino e Palazzo Chigi.
Suonano le trombe di Liberazione, dell’Unità, del Fatto quotidiano, del Manifesto. E si portano dietro anche i signori del Terzo polo, i Casini e i Fini che vorrebbero finalmente trarre profitto dalla loro posizione. E trasformare in rendita il loro attendismo. Ma sanno che non sarà facile. Perché Casini, e in qualche misura anche Fini, viene votato da molti moderati che stanno alla destra dei loro deputati, dei loro senatori, dei loro assessori. Fli e Udc hanno la testa che guarda a sinistra ma il corpo che sta da un’altra parte. Ora i Casini e ancora di più i Fini fremono, spingono, vorrebbero chiudere la stagione ambigua e scivolosa della neutralità che neutrale non è.
È l’ora della resa dei conti. È l’ora delle svolte. Vere o presunte. È l’ora dell’antiberlusconismo gridato. Senza se e senza ma. Come nelle manifestazioni di piazza. È l’ora in cui il Pd di Pier Luigi Bersani potrebbe rimanere intrappolato nelle proprie contraddizioni, nelle aperture dosate col bilancino del farmacista, una verso Vendola e un’altra verso Casini, è l’ora in cui il Masaniello che grida da Napoli e l’avvocato che vuole liberare Milano con la benedizione dell’immaginifico Vendola potrebbero travolgere l’opposizione-brodino della sinistra tradizionale. Quella che per tanti anni è rimasta impigliata nel suo antiberlusconismo cieco. Ora i democratici potrebbero essere scavalcati. E allora corrono pure loro. Si fanno fotografare in prima fila. Fra un concerto e un comizio. E l’ora x. L’appuntamento che non si può perdere.

UDC
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FUTURO E LIBERTA'
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