La rivalutazione della moneta cinese è il nuovo pericolo per l’euro

Dopo ben otto anni c’è stato il distacco del cordone ombelicale che per tutto questo tempo ha legato Dollaro e Renmimbi-Yuan. Finalmente anche la valuta cinese sarà libera di rivalutarsi secondo le regole del mercato internazionale dalle quali inspiegabilmente è stata esonerata per tutto questo tempo.
Quello che non mi convince è l’ammontare della rivalutazione accettata da Pechino: il 2%. Se si considera che questo dato comprende un arco temporale di ben 8 anni viene fuori che è stato concesso un apprezzamento di appena lo 0,25% annuo. Una miseria, quasi una presa in giro. Tanto per dare un’idea, l’euro nel giro di pochi anni, meno degli otto durante i quali lo Yuan è stato tenuto in freezer, è passato dai 1,18 iniziali fino a 0,85 contro dollaro e poi di nuovo a 1,25-1,30. Sono variazioni del 50%, variazioni decisamente più significative ripetto a quella annunciata da Pechino, variazioni ricopiate pari pari dalla moneta cinese. Meno male che ci avevano promesso una maggiore stabilità dei cambi con l’introduzione della moneta unica.
Posso capire che nel primo giorno senza guinzaglio non ci si potevano aspettare variazioni troppo significative, se però i cinesi pensano di aver risolto il problema e tirare avanti per altri otto anni con questo misero 2% penso che dovremmo correre ai ripari.