Rivas ko per due mesi: fare il centrale nell’Inter è un lavoro pericoloso

Per il colombiano la rottura del legamento collaterale. Il medico: «Per fortuna è meno grave di quanto pensavamo all’inizio...»

da Milano

Due sere fa Inter-Bologna, ultimo estratto Nelson Rivas: rottura del collaterale esterno del ginocchio destro. Era all’esordio in campionato, spinto dentro a forza dalla moria di centrali difensivi. Al 27’ del secondo tempo in un contrasto con Di Vaio a metà campo, il ginocchio gli si è girato, lui a terra picchia la mano sul prato, dolore lancinante. Esce in barella, viene trasportato alla clinica ortopedica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e viene subito sottoposto ad accertamenti strumentali. Lo dimettono nella notte dopo consulto tra il professor Franco Benazzi che dirige la clinica e il professor Franco Combi, responsabile dell’area medica dell’Inter. Nella mattinata di oggi nuovo controllo per definire la scelta terapeutica, ma il professor Combi è meno pessimista: «Pur trattandosi di un infortunio importante, ora siamo più tranquilli perché è meno grave di quanto inizialmente si poteva temere vista la dinamica in campo e considerato il dolore che il ragazzo provava. Ora dobbiamo decidere se procedere con un intervento chirurgico o con una terapia conservativa, ma non sono interessati i crociati e non si tratta di una frattura della tibia». Almeno due mesi prima di rivederlo in campo. In estate Mourinho lo aveva pubblicamente elogiato perché, pur non avendo ancora recuperato dal precedente infortunio, aveva accettato di scendere in campo per sostituire il compagno di reparto Nicolas Burdisso che aveva dovuto abbandonare al termine del primo tempo della finale di Supercoppa contro la Roma. Era il 24 agosto, l’argentino si era procurato uno stiramento ma ha retto fino all’intervallo. La prognosi è di un mese, invece salta solo la prima di campionato con la Sampdoria e una stupida amichevole a Locarno, il 13 settembre è di nuovo in campo a San Siro contro il Catania perché Mourinho non ha alternative, tutti rotti.
Giocare centrale nell’Inter è diventato il mestiere più pericoloso del mondo, sei giocatori specializzati in quel ruolo, tutti scassati nel giro di nemmeno dieci mesi, difesa sempre in emergenza, Mourinho ha dovuto riciclare Esteban Cambiasso centrale per farne due, cambiandogli quasi sempre il partner. Un mestiere all’Inter che miete più vittime del giro della frittata nella padella nel resto di tutto il mondo, cifre alla mano, Mourinho è preoccupato ma ci saprebbe fare sopra della buona ironia.
Ha iniziato Walter Samuel il 23 dicembre, derby d’andata, lesione al crociato anteriore del ginocchio sinistro, non è ancora riapparso, solo 45 minuti nel secondo tempo dell’amichevole di Locarno. Ivan Cordoba si spacca il ginocchio ad Anfield Road, ultimi minuti di Liverpool, 20 febbraio. Anche per lui lesione al crociato del ginocchio sinistro, rientra il 16 settembre ad Atene contro il Panathinaikos. È il momento di Christian Chivu, a Roma lo hanno ribattezzato Swarovski e proprio questa sua fragilità è all’origine delle diverse versioni sui suoi incidenti, è caduto dalle scale, no, è scivolato dal divano. Ma alla vigilia di Romania-Germania la sua spalla riceve il colpo definitivo, il 23 giugno, sempre nella clinica del professor Benazzi, subisce un intervento di due ore di plastica ricostruttiva per ridurgli la sublussazione alla spalla sinistra. Salta tutta la preparazione estiva e coglie l’occasione per sposarsi con l’ex presentatrice tv Adelina Elisei. Di Burdisso s’è già detto, manca Matrix: stiramento di primo grado del muscolo della coscia destra. Inter-Werder di mercoledì scorso, al 19’ del primo tempo Materazzi lascia, previste tre settimane di stop, neppure lui riesce a dare continuità alla sua stagione.
Sabato Mourinho ha portato Walter Samuel in panchina trasgredendo una delle sue regole ferree: convocare giocatori non perfettamente sani. Ma in conferenza stampa poco prima aveva detto: «Ci sono solo due ruoli nelle mie squadre che non vorrei mai cambiare, i due difensori centrali. Quando sono arrivato ho visto che ne avevamo sei e ne avevo scelti due, un destro e un sinistro, ma non ho mai potuto schierarli assieme».