La rivelazione di Fioravanti: "I familiari delle vittime mi han scritto: basta odio"

Il condannato si professa innocente da sempre: "Lettera di distensione da due persone che hanno perso i loro cari nello scoppio della stazione"

da Roma

Valerio Fioravanti, al di là dei soliti fischi in piazza e delle dichiarazioni dei colpevolisti a oltranza, questa ricorrenza della strage di Bologna sembra essere diversa dalle altre...
«È così. Qualcosa sta cambiando: la gente, l'opinione pubblica, la politica, la stampa. Tutti hanno iniziato ad aprire gli occhi, qualcuno è andato oltre cominciando a ragionare su ciò che per anni è stato nascosto e che finalmente sta emergendo a livello internazionale. Parlo soprattutto del famigerato Carlos e del sua rete Separat legata ai palestinesi. Il superterrorista ha ammesso, per la prima volta, che l'esplosivo di Bologna era il suo. Ed è una novità non da poco, che però è passata, e continua a passare, sotto silenzio. Ma per me e per Francesca (Mambro, la moglie, ndr) questa ricorrenza ha un sapore diverso soprattutto per un altro motivo».
Quale?
«Per la prima volta è accaduto un fatto per noi epocale: due persone che hanno perso i loro cari alla stazione di Bologna ci hanno scritto una lettera bellissima in occasione del compleanno di Francesca. Parole meravigliose, intime, di distensione. Ne è nato un rapporto. Loro, prima di altri, hanno capito che è venuto il momento della pacificazione».
Sta dicendo che si sta spaccando il fronte colpevolista dei familiari delle vittime?
«Sto dicendo che a distanza di anni, al di là di quanto sta finalmente emergendo, non tutti coloro che hanno subito un lutto per l’esplosione di quella maledetta bomba, hanno voglia di insistere con la contrapposizione a oltranza e le parole d'odio. Non sentono più il bisogno di dare addosso per forza ai neofascisti Mambro, Fioravanti e Ciavardini perché così è sancito nelle linee guida dell’Associazione».
Il cui presidente, ieri, è tornato ad attaccarvi dicendo che è inutile appellarsi alle novità investigative perché tanto non c’è niente di nuovo su cui indagare.
«Appunto. Ha una sua filosofia personale, che non capisco e men che meno condivido. Il suo dolore va assolutamente rispettato anche laddove sembra offuscare meccanismi più preziosi. E poi non parlerei di un vero e proprio fronte costituito da chi non nutre il benché minimo dubbio su quella sentenza che vede l'istruttoria ferma a 20 anni fa. Sono pochi, credetemi, rispetto alle tante persone che almeno qualche domanda, sulla nostra effettiva responsabilità nella strage, se la pongono. Quel che mi interessa ora è discutere con tutti. Fino ad oggi è mancata questa volontà di guardarsi negli occhi per capire cosa è veramente successo quel 2 agosto. Dopo aver scontato la mia condanna, con garbo e in punta di piedi, chiedo uno sforzo. Mi sembra di vedere elementi di ottimismo, speriamo bene».
Torniamo alle novità clamorose, snobbate dalla procura di Bologna.
«La pista palestinese ormai è palese. Carlos, il terrorista filoarabo, ha ammesso che quell’esplosivo era il loro e che a farlo brillare sono stati i servizi israeliani o americani. Dice che loro lo stavano trasportando, che sono stati intercettati da un’intelligence occidentale che ha approfittato dell’occasione per far ricadere la colpa sulla sua organizzazione. È stato accertato che i palestinesi avevano basi con armi ed esplosivi a Bologna. È chiaro a tutti qual era il clima di quel periodo, con l’esplosione del Dc9 di Ustica e tutto il resto. Lo stesso Cossiga ha avanzato altre ipotesi sul Dc9 Itavia, tirando in ballo la Francia e Gheddafi, con un possibile gioco di ritorsioni fra i due paesi che collegherebbe Ustica a Bologna. Ora, io non so come stanno le cose, ma per la prima volta sappiamo di chi era la bomba».
Una risposta che la vostra sentenza non ha appurato.
«Non solo. Il processo Bologna si è concluso dicendo: non siamo in grado di dire il movente, il mandante, da dove viene l'esplosivo, chi materialmente si è recato Bologna, posto che Mambro e Fioravanti non c’erano. Lo stabilirà l'inchiesta bis. E comunque Fioravanti, Mambro (e Ciavardini) sono colpevoli lo stesso perché la strage è neofascista e loro erano i capi dei Nar».
C’è chi vuol spostare da Bologna l'inchiesta bis sulla strage.
«Tutti i grandi episodi di terrorismo internazionale vengono, per convenzione, processati a Roma. Penso ai generali argentini, a Ustica, Ilaria Alpi, e a tanti altri. Credo non sia tirata per i capelli la richiesta di un processo nella capitale con la speranza di avere un clima meno fazioso».
Come quei grandi processi che fanno acqua da tutte le parti, anche nel vostro c’è un pentito molto particolare.
«Massimo Sparti, si chiamava. È il pentito fondamentale di tutta l'inchiesta. Al figlio, negli ultimi istanti di vita, ha confessato di essersi inventato le accuse nei nostri confronti “perché costretto”. Ora, più che accanirmi a chiedere di scoprire chi costrinse Sparti, mi preme sottolineare il coraggio e la voglia di verità del figlio. Grazie a lui e a quei familiari delle vittime che si sono fatti avanti, penso che attraverso una pacificazione condivisa si potrà arrivare presto alla verità. Quella vera».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it