Rivelazione Hamilton, il Tiger Woods della F1: "Inseguo un sogno"

La sua pelle ambrata, merito delle origini caraibiche del 22enne pilota inglese, è una novità nel circo iridato delle monoposto.
Catapultato dal GP2, vinto lo scorso anno, alla Formula 1 e in un team che rivuole il
successo come la McLaren, Hamilton non sembra affatto un pesce fuor d'acqua<br />

Melbourne (Australia) - Il Tiger Woods della Formula 1 ha lo stesso cappellino con visiera del golfista più glamour, e anche più ricco del mondo. Lewis Hamilton di strada per raggiungere il numero uno del green ne deve fare, certo è che per essere un esordiente nel mondiale partito in Australia già fa parlare di sé. Sarà perché la sua pelle ambrata, merito delle origini caraibiche del pilota 22enne di Stevenage, Gran Bretagna, è una novità nel circo iridato delle monoposto: il sorriso che ostenta dopo aver spinto al meglio il piede sull'acceleratore ed essersi messo sull'onda dei più grandi nelle prime libere del gp di Melbourne, lascia capire che il ragazzo è giovane, ma si farà.

Catapultato dal GP2, vinto lo scorso anno, alla Formula 1 e in un team che rivuole il successo come la McLaren, Hamilton non sembra affatto un pesce fuor d'acqua. "È un giorno fantastico. Uscire dai box, correre in pista per la prima volta è come vivere un sogno". Un sogno che lo ha portato dritto al terzo tempo delle prove. "La gara è un'altra cosa" dice il pilota britannico, che non vuole sentire pressioni, lui che si rilassa a suonare la chitarra, o ad ascoltare i ritmi come il reggae che riportano ai colori del Mar dei Caraibi. Hamilton però ha da sempre preferito le auto veloci: figlio di genitori separati, ha sempre vissuto con il papà. La mamma però è una delle sue prime sostenitrici, e pare che avrebbe voluto seguire il ragazzo d'oro fino in Australia, se i costi per la trasferta non fossero stati proibitivi. La signora Hamilton avrebbe così deciso di tentare la sorte partecipando a un gioco a quiz: ma niente premio, e niente viaggio a Melbourne. Solo fantasie, però si era premurato di dire il pilota della McLaren, smentendo la favoletta della mamma povera che vuole seguire il figlio. Lewis si concentra sulla gara, è in Australia per questo. La confidenza con le Bridgestone, già usate nella formula GP2, dice che non assegna punti in più.

"Sono comunque coperture diverse, in Formula uno è tutto diverso, a partire dall'intensità che si sente già in prova". La strada davanti sembra tutta per lui: un talento già nato, e senza la storia lacrime e sangue del bimbo nero, magari povero, che si è fatto grande da solo. Una famiglia normale quella del pilota che il 7 gennaio scorso ha compiuto 22 anni. Ma grinta da vendere, dietro un sorriso gentile e la voglia di arrivare in alto. Come un altro big, anche lui nero in un mondo di bianchi, diventato la stella del golf di tutti i tempi.