Rivelazioni choc in Giappone, il mondo del sumo scopre gli incontri truccati

Nei cellulari di alcuni lottatori, detti rikishi, la polizia scopre msn con cui cercavano di combinare i combattimenti. La scandalo risulta talmente esteso che tutti i tornei previsti in primavera sono stati sospesi. Sconcerto nel Paese, dove questo tipo di lotta è considerata quasi una religione

Passi che imperatore Hirohito sia stato retrocesso da divinità a semplice sovrano e neanche assoluto. Passi che nel 1964 durante i giochi olimpici di Tokyo, il judoka olandese Anton Geesink abbia battuto l'atleta di casa Akio Kaminaga nella categoria open. Passi per l'imperante moda «occidentale» che spinge molte ragazze a ricorre al chirurgo plastico per rimodellare i loro occhi a mandorla. Ma che scoppi uno scandalo nel mondo Sumo, con tanto di sospensione delle gare di primavera, questo i giapponesi proprio non potevano aspettarselo
L'annuncio choc è stato dato dall'Associazione giapponese di sumo (Ajs) che, per la prima volta da oltre 50 anni, ha disposto l'annullamento del prossimo torneo, dopo le rivelazioni di tre lottatori che hanno ammesso di aver truccato i combattimenti. Lo riferiscono i media giapponesi precisando che la decisione è stata presa questa mattina al termine di una riunione della direzioned dell'Ajs.
Il sumo, sport nazionale del Giappone, è una storica forma di lotta corpo a corpo, le cui origini risalirebbero ad almeno 1.550 anni fa. Due lottatori esclusivamente maschi, detti «rikishi», si affrontano sul «dohyo», con lo scopo di atterrare o estromettere l'avversario dalla zona di combattimento. I lottatori sono organizzati in una graduatoria generale detta «banzuke» secondo princìpi di capacità e forza e non in categorie di peso. Durante lo scontro è vietato colpire con la mano a pugno, mettere le dita negli occhi, tirare i capelli, colpire i genitali, picchiare contemporaneamente le orecchie con i palmi delle mani, afferrare la gola, tirare calci al petto o all'addome, piegare all'indietro le dita. Per sbilanciare l'avversario insomma si possono usare solo la forza fisica e ovviamente la propria massa corporea. Per questo gli atleti sono delle enormi montagne di muscoli e soprattutto grasso. I giapponesi vanno in visibilio per questa disciplina e seguono con passione i tornei che inizialmente si svolgevano a Edo, le prime cronache risalgono al 1623. Mentre dalla fine del Settecento gli appuntamento sono diventati sei: a Tokyo in gennaio, marzo e settembre, a Osaka in marzo, a Nagoya in luglio e a Fukuoka in novembre.
Più che uno sport però si deve parlare quasi di una disciplina religiosa con riti, gestualità, codici, abbigliamenti e gesti simbolici come il lancio del sale per purificare il «dohyo» prima del combattimento. Lo «yokozuna» diviene egli stesso una semi-divinità scintoista e riceverà un generoso vitalizio a fine carriera. Lo «yokozuna» deve incarnare l'ideale del lottatore di sumo, difatti nel caso non riuscisse a vincere otto scontri nel corso di un torneo non sarebbe retrocesso, ma ci si aspetterebbe il suo ritiro.
Da tempo però aleggiavano sospetti di truffe sugli incontri ma fino ad ora nessun lottatore aveva ammesso di aver truccato i combattimenti. La vicenda è venuta alla luce dopo la scoperta da parte della polizia di sms su cellulari di una dozzina di «rikishì» con cui si aggiustavano le gare. Negli ultimi anni, i giapponesi hanno così scoperto come dietro la facciata rispettabile dello sport nazionale nipponico, si nascondesse un mondo torbido, dove la violenza è all'ordine del gionro e dove il denaro sporco circola in grande quantità.