Rivende 86mila euro di bolli «rubati» agli sposi

Enrico Lagattolla

Come arricchirsi dietro lo sportello dell’Ufficio matrimoni del Comune di Milano, settore Anagrafe e stato civile. E non attraverso uno stipendio da dipendente pubblico. Silvana P., accusata di peculato, soppressione e occultamento di atti pubblici, lo avrebbe fatto per tre anni e mezzo. Totale, 86mila euro intascati, rivendendo marche da bollo già utilizzate. Fino al giugno dello scorso anno, quando la donna è stata scoperta e trasferita ad altro incarico.
Una prassi «certosina», un lavoro paziente, minuzioso e redditizio. Queste le conclusioni dell’indagine svolta dal pubblico ministero Paola Pirotta, che ha chiesto il rinvio a giudizio per Silvana P, 47 anni di Sesto San Giovanni. Secondo l’accusa, la donna avrebbe rivenduto vecchi bolli prelevati da pubblicazioni matrimoniali già archiviate nell’Ufficio Matrimoni del Comune (in totale, 8.804 fascicoli) a quelle coppie che si presentavano all’Anagrafe per compilare l’avviso di nozze e ottemperare ai diritti di segreteria, intascandosi in questo modo il denaro versato.
I primi episodi risalirebbero al gennaio del 2001. È in quell’anno che Silvana comincia a portarsi il lavoro «a casa». In dodici mesi, preleva dall’archivio 1.152 pratiche (pubblicazioni di matrimonio già esaurite e nulla osta rilasciati dai Consolati di Paesi esteri in occasione di matrimoni tra stranieri o misti), da cui - con vapore e lametta - stacca i valori bollati da rivendere per le pratiche dei futuri sposi. Un gioco che le frutta 11mila e seicento euro.
La cosa funziona, e prosegue. Nel 2002, le pratiche trafugate (sue e dei colleghi) sono più di 2mila e seicento, per un totale di oltre 26mila euro. L’anno di grazia è il 2003, con 3mila atti sottratti all’Anagrafe, e marche da bollo asportate e rivendute per un valore di quasi 28mila euro. Infine il 2004, con «soli» 1.480 fascicoli e 14.500 euro di profitto, e i primi sei mesi di quest’anno, che contano 580 pubblicazioni acquisite, pari a 5.600 euro.
Fin qui il peculato. Il secondo reato contestato riguarda la fine fatta da 6.561 pubblicazioni di matrimonio. Soppressione e occultamento di atti pubblici, il reato contestato. Quei fascicoli, infatti, non erano più tornati nell’Ufficio matrimoni. Ritrovati nella casa di Silvana P. durante le perquisizioni. Ovviamente, senza più le marche da bollo.