Riviera Maya, non solo spiagge

Il benvenuto in spiaggia è una festa di colori e di dolcezza. I verdi e gli azzurri del mare catturano la luce come le pennellate di un quadro a olio, mentre l'acqua e l'aria accolgono con l'inconfondibile tepore dei Caraibi. E' così che la Riviera Maya, 130 chilometri lungo la costa orientale del Quintana Roo, presta il primo soccorso a chi sta fuggendo dall'inverno europeo. Nonostante i danni degli uragani e le barriere artificiali disposte in alcuni tratti vicino a Playa del Carmen, questo luogo conserva ancora scorci incantati. Come Playa Paradiso, nei pressi di Tulum, a circa un'ora di auto da Playa del Carmen: una bianca distesa di sabbia bianca che si slancia fiduciosa verso il grande mare, sulla quale, per il momento, non si affacciano hotel e villaggi. La stessa ampiezza di respiro che si coglie a Tulum, un complesso archeologico che, fra il 1100 e la conquista spagnola, è stato fortezza-sentinella-faro e un importante nodo commerciale. Oggi lascia intuire l'eleganza e la magnificenza di un tempo, quando gli edifici sacri erano dipinti con i colori del mare: turchese, azzurro, bianco, ma anche arancione e rosso, a ricordare la potenza del sole, tanto venerato e temuto dalle popolazioni maya. Tutti gli edifici di Tulum sono disposti verso oriente e contemplano silenziosi lo spettacolo del sole che sorge dal mare. Circola ovunque un senso di pace e di grande comunione con il cielo. Del resto è nota la raffinatezza raggiunta dai Maya nel campo dell'astronomia. Sapevano giocare con gli equinozi creando effetti di luce e ombre scenografiche sulle piramidi, ed erano esperti anche in acustica, tanto che a Chichén Itzá (40 km da Tulum nello stato dello Yucatán), davanti alla piramide di Kukulkán, un battito di mani si trasforma nel suono del Quetzal, l'uccello sacro dei Maya.
Tulum sta al mare come Cobá sta alla foresta. Questo grande centro archeologico a 40 km dal Mar dei Caraibi, conta circa 6.500 costruzioni e monumenti (di cui solo il 5 per cento è stato restaurato) su un territorio di 80 km quadrati. E' talmente immerso nella foresta pluviale da apparire come una «città fossile», dove la piramide e il campo della pelota, gioco tanto amato dai Maya, sembrano essere connaturati alla terra come le piante, i fiumi e i laghi. La fatica di salire i 120 gradoni della piramide di Nohoch Mul (a Chichén Itzá invece non è più possibile), che con i suoi 42 m è la più alta della penisola dello Yucatán, vale assolutamente lo spettacolo che si gode dall'alto: un immenso mare di verde che si muove secondo i capricci del vento e che lascia intuire una natura fitta di misteri e di storie mai scritte. Forse l'ultimo fermo immagine per molti che qui furono sacrificati dai Maya nella speranza di placare il furore degli dei. Lo stesso senso di mistero si coglie nei cenotes: caverne, pozzi e cunicoli che si sono creati tra le rocce calcaree dello Yucatán erose in profondità dalle piogge durante l'era glaciale. In lingua Maya cenote significa «Occhio della terra»: queste caverne erano considerate una porta d'accesso verso all'inframondo ed erano teatro di cerimonie religiose e sacrifici rituali. Molte sono visitabili ed è possibile nuotare, fare snorkeling e immersioni. L'acqua è così trasparente che si ha la sensazione di volare tra stalattiti, stalagmiti e fossili millenari in una specie di mondo parallelo dove suono e luce giocano a nascondino. Il piacere di muoversi in acqua continua poi in mare in due luoghi che valgono assolutamente un paio di giorni di snorkeling: il parco ecologico di Xel-Há con la sua grande laguna ricca di pesci e di piante e, a 3 km a sud di Tulum, la Riserva della biosfera Sian Ka'an, patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Uno spazio, risparmiato dall'edilizia turistica, che si estende lungo 100 km di spiagge, baie, lagune salmastre e di acqua dolce e la Penisola di Punta Allen dove vivono comunità maya. In barca si possono osservare diverse specie di uccelli (ne sono state censite oltre 350), imbattersi in qualche tartaruga che nuota pigramente, avvistare nidi di airone fra i cespugli delle isole, fare snorkeling tra coralli cervello e pesci colorati e immergersi per un bagno rilassante in vere e proprie piscine che hanno la limpidezza dell'acqua di fonte. Per pranzo niente di meglio che il pesce e l'aragosta cucinati nelle trattorie familiari del paesino di Punta Allen, accoglienti e festose.
Ottime le escursioni organizzate da Iguanaboat (www.iguanaboat.com) con guide molto preparate. Per chi desidera provare trattamenti di benessere effettuati secondo la tradizione maya, nel centro di Playa del Carmen c'è la Spa Iza dove si può anche sperimentare il Tematzcal, un antico rito di purificazione (www.spaitza.com).
Il tour operator Un Altro Sole propone 7 notti in all inclusive al villaggio Viva Wyndham Maya a Playacar, il complesso turistico di Playa del Carmen, (quattro ristoranti, centro benessere Renova Spa, diving, piscine e sport acquatici), volo dall'Italia e trasferimenti da 1.540 euro (dal 20 al 26/12), 2.340 (dal 27/12 al 2/1), 1.340 euro (dal 3 al 9/1) e da 1.200 euro (dal 10 al 30/1). Info: tel. 02/5731321 www.unaltrosole.com
Kuoni propone 7 notti all inclusive nel lussuoso villaggio Dreams Tulum Resort & Spa situato a soli 10 minuti dal centro archeologico di Tulum (che si può raggiungere in bici) e a un'ora e mezza dall'aeroporto di Cancun (431 camere vista mare o giardino, ristorante a buffet internazionale e sette ristoranti a tema à la carte, sport acquatici, centro immersioni e spa), voli di linea Iberia via Madrid, assistenza in loco da 1.275 fino al 15/12, a partire da 1.710 dal 18/12 al 5/1, 1.520 dal 6 al 26 /1, 1.560 dal 27/1 al 31/3 in camera doppia. Sconto del 10% per le prenotazioni pervenute almeno 45 prima della partenza e agevolazioni per famiglie. Info: tel. 199-303044, www.kuoni.it.