"Rivincere per diventare invincibili. Litigare è il nostro grande segreto"

Zidane? Prima di Italia-Francia saprete tutto. Ho chiesto scusa a sua sorella

Ha già messo a punto la grinta, resta da oliare il fisico. Ma il tipo non è di quelli che si lascian crescere la pancia. Quest’anno nell’Inter si sentirà più solitario. Nella sua italianità.

Materazzi, sta diventando uno degli ultimi mohicani tricolori. Ne soffre?
«No, per me è un vanto. Siamo pochi, ma buoni».

Non pensa servirebbe uno zoccolino nostrano: rischiate di rimanere in tre?
«Certo, una squadra più italiana mi farebbe piacere. Capisco anch’io la sottigliezza: in fondo siamo i campioni d’Italia. Ma alla fine conta cosa si vince, non con chi si vince».

Bene, allora cosa contate di vincere quest’anno?
«Nessuna distinzione fra campionato e Champions».

Ingordi...
«No, rivincere lo scudetto sarà difficilissimo. Ma se ci riuscissimo diventeremmo gli invincibili».

Invincibili?
«Certo, dopo tutti quei record. Non è facile arrivarci. Mi tengo solo quello dei 97 punti, voglio vedere chi ci arriverà. Gli altri sono battibili. Quest’anno basteranno 7-8 vittorie in meno: a 80-85 punti è scudetto. Ma se ci riuscissimo... Conterà partire bene».

Avversarie?
«Milan, Roma e Juve alla pari. Il Milan perchè è campione d’Europa, la Roma perché ogni anno migliora qualcosa e la Juve perché sta facendo un ottimo mercato».

Questa estate sono continuati gli sgarbi con il Milan. Vedi il caso Suazo?
«Non entro nel merito. Ma gli sgarbi fanno parte del calcio. Io, al Milan, ho fatto i complimenti per il successo in Champions. Anzi, dobbiamo prendere esempio dalla loro mentalità per aggiungere qualcosa al nostro bagaglio: in Europa siamo meno esperti e si vede. Non così in Italia. Sul caso Suazo, alla fine, l’Inter ha dimostrato di aver lavorato bene».

Buon per l’Inter, che Suazo è un uomo di parola...
«Mi fa piacere perchè ha dimostrato che noi giocatori non siamo solo mercenari. Sono cose che danno morale al calcio e a chi lo vede. Vedrà quanto servirà Suazo: veloce, contropiedista. Sarà una sorpresa, il Martins del 2008».

Se arriva Chivu, può dar fastidio a Materazzi. Magari c’è chi guarda alla carta d’identità: lei ha 34 anni, l’altro 26. Cercasi erede....
«Se il mio erede deve essere un campione come Chivu, ben venga. Però a me dispiace che si guardi soprattutto alla mia carta d’identità. Negli ultimi anni non mi sembra d’aver dimostrato d’essere vecchio. Perchè non pensate che, anzichè 34, gli anni siano 33 o 32? Fatemi un regalo. Uno che gioca tutta una stagione come quest’ultima e segna dieci gol è proprio così vecchio?».

È l’età in cui l’equilibrio è instabile per tanti fattori...
«Ma è da una vita che mi tengo sotto controllo. Non conosco una discoteca di Milano. Se ho vinto un mondiale a 33 anni, è merito anche di questa autodisciplina. E credo che me la porterò dietro, anche quando avrò smesso di giocare».

A proposito di autodisciplina: è stata una delle armi dell’Inter vincente. Ce la farete anche quest’anno?
«Il segreto sarà la voglia di continuare a vincere. E dalle prime partitelle mi pare che ci siamo: litighiamo per un gol in più o in meno».

Il litigio fa la forza?
«L’anno passato ci siamo detti di tutto, abbiamo picchiato anche in allenamento. Ma in campo eravamo una cosa sola. Ha funzionato. È vero ci sono tante personalità, ma forse era quello che mancava negli anni precedenti. La personalità di saper essere fratelli nel momento giusto. Negli anni passati avevamo perfino timore di litigare. E non combinavamo niente. Se vogliamo ripeterci, dovremo ricordare la lezione».

In quanto a personalità, come se la passa Ibra?
«Spero si ripeta e stavolta ci aiuti a vincere la Champions, come l’anno scorso ci ha aiutato a vincere il campionato. La Champions è il suo grande sogno ed anche il nostro. Lui, in Europa, è stato un po’ bloccato. Se si sblocca, potremo puntare alla Champions e lui pure al pallone d’oro».

Lei, invece, ma con la nazionale, punta ad altro. È un caso se Materazzi, Gattuso, Buffon sono tre italiani, ma pure tre simboli per le rispettive squadre?
«Per me e Gattuso, il complimento più bello è arrivato da Lippi. Ha detto: se per fuoriclasse si intende gente che trascina la squadra e non si dà per vinta, Gattuso e Materazzi lo sono. Siamo gente disposta a tutto pur di ottenere rivincite. Noi italiani siamo gente tosta».

Però chi ha deciso l’inizio del campionato per il 26 agosto anzichè per il 19, non ha fatto un gran favore a voi azzurri....
«Come al solito, noi giocatori non abbiamo voce in capitolo. Abbiamo dimostrato di voler bene all’Italia per rimettere in sesto quella classifica bugiarda. Dopo la partita con la Lituania abbiamo detto: ora vediamo chi ci vuole bene. Una settimana non è tanto, ma sarebbe servita per essere più in palla. Non è questione di spettatori in più o in meno».

A proposito, in settembre ci sarà il rendez vous: Francia, torneremo a Zidane...
«Dovremo essere gli italiani tosti che sanno vincere. Ma molto signorili, come i francesi lo sono stati con noi a Parigi: ricordo quel minuto di silenzio per Facchetti. Dovremo rispettarli, pur con il coltello fra i denti».

Di recente Zidane ha detto che l’Italia ha meritato il successo mondiale...
«Ed ha fatto un complimento anche a me. Se io sono stato uno dei simboli della nazionale, non posso che ringraziarlo».

Invece su quell’altra questione. Quel testa a testa?
«Prima di Italia-Francia racconterò quello che ho detto esattamente. Così la finiremo. Ho chiesto scusa alla sorella: di più non posso fare. Però fra le tante versioni che ho sentito, qualche sordomuto ci ha preso. Ed erano tutte cose di campo».

Materazzi non teme che l’ultimo anno, anche nei comportamenti, sia stato troppo perfetto per non rischiare di peggiorare?
«Se sono migliorato, significa che sono una persona intelligente: ho ascoltato pure le critiche ed ho provato a trarne vantaggio. Continuerò così, almeno finchè campo. Non solo nel calcio. Questa è la sfida».