La rivincita del ceto medio tra prosecco e Adidas

Insieme in strada: dal «rasato» di estrema destra alla famiglia con yorkshire al seguito; dal leghista duro e puro all’imprenditore in grisaglia. Gridano tutti: «Governo vattene»

Angelo Mellone

Esiste un tipo medio del moderato che ieri è sceso in piazza? No, di tipi ce ne sono tanti, piuttosto divertenti. Ve li raccontiamo.
I nazionalpopolari. Sono l'inaspettato della manifestazione che metro dopo metro ingrossa i serpentoni dei cortei. Arrivano con i mezzi propri famiglie al completo: nonni, ragazzini sul passeggino, fiaschi di vino e panini incartocciati, marito e moglie con le buste della spesa. Qualcuno scende dagli alberghi e si mette a sfilare con il trolley. Arrivano a piazza San Giovanni cercando avidamente libri, pettorine, manifesti, bandiere. C'è il ragazzino col cartellone scritto a penna: «Ci scippate la paghetta». A Via San Giovanni in Laterano c'è chi stende da un balcone uno striscione «ridicoli» e mette a palla canzoni della Resistenza. Anziché uova marce e cori lugubri, un gruppo di veneti brinda col prosecco al poareto.
I militanti-brand.I partiti hanno i loro marchi di fabbrica, gli irriducibili attaccati ai simboli d'appartenenza e guai a chi li tocca. In un corteo omogeneo sono i pezzi di colore che fanno la differenza. Al Circo Massimo leghisti sfoderano borsalini con la coccarda verde e striscioni localisti: ce n'è per el lader de Roma, Prodi sfottuto in una decina di dialetti. Chi lo invita così, và a cà baciòch, in un condominio di cori allegramente cacofonico con quelli di An, giacconi di pelle, Adidas e megafono, che l'inno di Mameli lo cantano con tanto di banda d'accompagnamento. Le signore di Forza Italia sono inconfondibili, anche le loro bandiere hanno la messa in piega inappuntabile. A piazza Esedra ci sono i ragazzi dei «Radicali per la libertà», capelli lunghetti, affianco ai bomber del Fiamma tricolore che scandiscono tra gli applausi: «Per ogni clandestino sistemato / c'è a casa un italiano disoccupato».
I sincretici. Se qualcuno ancora non crede al Partito delle libertà parlate con loro che se lo sognano a occhi aperti. Con il militante Udc di Rocca di Cave che se la piglia col suo presidente, con Pino e Angela che mettono il record, inanellando sulla stessa asta hanno le bandiere di Fi, di An e della Lega. Ma i mélange sono tantissimi, Fi e bandiera americana, An e bandiera neozelandese, persino quella della Lega con il drappo australiano di padani arrivati dall'altro capo del mondo. Il loro slogan preferito è dedicato al nuovo schema delle tre punte: «Bossi Fini Berlusconi/levateci Prodi dai coglioni».
Il ceto medio istintivo. Faranno torcere le budella al professor Ginsborg e ai suoi ceti medi riflessivi, perché ne sono il sovvertimento simbolico. È la borghesia che fa schifo ai girotondini e li schifa, va a manifestare con lo yorkshire Sbirulino, sente puzza di odio di classe e non si vergogna di dire che s'è stufata di pagare 68 nuove tasse o dichiarare: «Sono venuta qui anziché andare a passeggiare in centro». Ce l'hanno con «Falce e Mastella». Memorabili, ti inseguono per implorarti: «Scriva che siamo incazzati». E di brutto, pare, se tre quarti della piazza è ceto medio. Slogan preferito: «Le palle piene le tasche vuote». Lunedì torneranno al lavoro senza complessi di inferiorità verso i sindacalisti.
La pop-destra. Sta soprattutto nel corteo dei giovani guidati dal duetto futurista Lorenzin&Meloni e negli striscioni formidabili contro il governo ispirati a South Park. E in tema a piazza Esedra si ascolta Captain Harlock (c'è chi suggerisce Captain Arcore). Fanno tendenza gli occhiali tricolori, la maglietta «absolute italian», gira qualche sciarpa ultras, dai Vigilantes Vicenza agli Irriducibili Lazio, gli slogan «tanto fumo niente arresto». C'è tempo per un silenzioso omaggio ai martiri di Nassirya. Chapeau.
I berluscones. Per loro c'è solo «Silvio core de Roma». Come quelli arrivati da Philadelphia con il cartello Free Italy from Prodi o le signore etiopi Roman e Kebeb avvoltolate nelle bandiere di Fi. I ragazzi de «Il Circolo» osano con lo zio Sam: «Non chiedetevi cosa può fare Silvio per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per Silvio!». Il messinese Giovanni è il massimo, felpa del Milan, maglietta con fotomontaggio tra Fini e il Cavaliere e bandierone: non manca niente. Quando dici il carisma.
Goliardi. Se si eccettuano le sinuosità delle ballerine di Salvador de Bahia su un pullman dei giovani di FI (abbiamo registrato un leggendario calabrese, minchia compà, montagne di pilu), tutto è autoctono, niente bonghi e tante bande, da quelle di Sessa Aurunca e Sgurgola al Coro Azzurro del Veneto. E poi le coreografie dei Val d'Akragas di Agrigento, gli sbandieratori di Minturno, il somaro con le 67 nuove tasse, la diligenza con cocchieri in tuba, i carri allegorici, i vari «er mutanda», i manifestanti-zequili che urlano: «Bertinotti spiega come mai stai con gli industriali e non con gli operai».