La rivincita di chi sta in coda allo sportello

Il Brunetta è scatenato. Non soltanto dichiara guerra ai fannulloni ma anche, come direbbe il Veltroni, agli incapaci, ai brocchi, ai cafoni, ai maleducati o screanzati. Negli uffici pubblici è finita la pacchia, sta per terminare l’ora di ricreazione e di scortesia, si riga dritto, così sta scritto nella manovra, nuovo termine del vocabolario politico per dire legge, ma finalmente, speriamo, di sostanza vera: chi sgarra paga e i cocci non sono suoi, chi, al di là del solito vetro, dello sportello, del reparto, del suo castello, forte del grido «il posto di lavoro non si tocca, viva la classe operaia in lotta», sta avvinghiato alla sedia piantata con il cemento armato o se la svigna per la fumatina e il pettegolezzo, quelli che non rispettano la buona creanza e, dunque, il cittadino dirimpettaio che chiede informazioni e consigli, sappiano, costoro, che da oggi rischiano di essere collocati a disposizione, che sarebbe la cassa integrazione, o addirittura il licenziamento: in entrambi i casi posso prevedere una ola, con applauso, degli astanti quando apprenderanno la decisione.

C’era una volta l’ora di educazione civica (Aldo Moro fondatore, addì millenovecentocinquantotto), noiosa per come veniva spiegata, preziosa, come intervallo fuori tabella, per fare baldoria e occuparsi di figurine di calciatori, il libro di riferimento finiva intonso sulle bancarelle del mercatino autunnale, scontata la sufficienza in pagella, nonostante la lettura si fosse fermata al primo paragrafo, escluso. Ministri vari, da destra a sinistra, hanno avuto la bella pensata di istituire commissioni di osservazione per reintrodurre lo studio, smarrito nei canneti delle riforme, Letizia Moratti era addirittura arrivata a riscrivere la materia, non più semplicemente civica ma educazione alla cittadinanza, all’ambiente, alla salute, alla sicurezza stradale, all’alimentazione, all’affettività e sessualità, Fioroni aveva allargato a tutte le materie lo stesso principio e filosofia, insomma il solito papocchio nostrano che, riassunto nel Bignami, starebbe a dire semplicemente come comportarsi bene, in ogni momento della giornata.

Nelle scuole elementari e superiori, ormai è cronaca di archivio, i bulli hanno preso il sopravvento sui fagnani (dal francese fait rien), You tube ha reso celebri i delinquentelli vigliacchi, i fannulloni non fanno più tendenza tra i banchi ma resistono, resistono, resistono negli uffici e sono anche ben supportati dal bullismo nei confronti dei cittadini e dall’inefficienza nei confronti della propria azienda. Si potrebbe, forse, tentare il ricorso allo stesso mezzo di comunicazione, una videocamera che riprenda i comportamenti, le reazioni, le male parole dei funzionari che non funzionano, degli impiegati che sono impiegati a fare altro, dei commessi che non fanno commissioni, per poi spedire il filmato non soltanto in rete o a Striscia la Notizia ma all’autorità competente prevista dalla “manovra” per gli opportuni provvedimenti. Bastano i testimoni, si può svoltare, insomma. Se il ministro Brunetta non verrà frenato da fannulloni e bulli, sindacati e affini, tribunali amministrativi e commissioni interne, da domani le code, alla posta e in comune, verranno snellite e sveltite. Il primo che, invece di alzare il capo dalla pratica alzerà la voce, il primo che verrà meno alle proprie funzioni di funzionario non facendo funzionare un bel niente, anzi arrecando danni e problemi all’ufficio, agli utenti, insomma alla pubblica amministrazione, dovrà fare i conti con la legge.

Italiani uniamoci, anche in coda, non soltanto allo stadio. Da oggi potremo dire: lei non sa chi siamo noi.