La rivincita delle tigri schiave In tre azzannano il domatore

L’ennesima tragedia annunciata dell’ennesimo circo con l’ennesimo domatore ferito dalle sue amate fiere, da quelle che, con fatica sacrificio e abnegazione, ogni giorno mette in fila sugli sgabelli, ogni sera obbliga a saltare nel cerchio di fuoco e, a ogni spettacolo, impone di salutare bambini e genitori con le zampe alzate al cielo.
È accaduto in Germania, nel Pagel Dinner Zirkus (un giardino zoologico) alle porte di Amburgo, dove il giovane domatore, Christian Walliser di 28 anni, è stato attaccato e ferito gravemente dalle sue adorate tigri, l’altro ieri, durante lo spettacolo serale. Mentre i rappresentanti dei circhi italiani, capitanati da Moira Orfei, minacciano di scendere nelle strade con ippopotami, foche ed elefanti, bloccando il traffico, perché sono finanziariamente alla canna del gas, gli incidenti ai domatori, così come agli spettatori di zoo e circhi, si moltiplicano e una nuova presa di coscienza sembra aleggiare anche in quei feudi, come le scuole, dove il circo storicamente si è alimentato. Fino a pochi anni fa i provveditorati erano soliti infatti, distribuire nelle scuole elementari e medie biglietti omaggio affinché i genitori fossero attratti da questo spettacolo assolutamente diseducativo che non tiene in minimo conto la sofferenza provocata agli animali dai crudeli esercizi cui vengono sottoposti per strappare un sorriso a un pubblico che ignora quel che accade dietro il tendone, quando le luci dello spettacolo si spengono e inizia l’addestramento. E non ci vengano a raccontare che le torture inflitte agli animali sono tutte balle inventate dagli animalisti, non ci vengano a raccontare che i proprietari del circo amano i loro elefanti, le loro tigri, i loro leoni. Tutte balle. Vent’anni fa fui chiamato da un vero amante degli animali a recuperare due orsi anziani, che avevano lavorato una vita nel circo, abbandonati nel gelo della campagna mantovana su un vecchio e arrugginito vagone ferroviario, alimentati, per pura pietà, da un ristoratore che scaricava ai loro piedi avanzi di crostacei a casse. Quando li vedemmo, immersi nello sterco fino alle ginocchia, quasi incapaci di muoversi, denutriti e sanguinanti, per fortuna c’era la nebbia di una volta, perché io avevo gli occhi lucidi e il mio cliente piangeva. E questo era il segno dell’amore di chi li aveva costretti a ballare sulla pista, tra musiche, fiocchi d’argento e cotillons, per una vita intera, contando il sudicio denaro guadagnato anche sulla loro pelle.
«È stato un tragico incidente» ha detto il direttore del circo in cui è stato gravemente ferito l’ennesimo domatore che si esibiva con le sue cinque tigri del Bengala. Tre di loro, di fronte a 150 persone, lo hanno aggredito mentre perdeva l’equilibrio. Un passo incerto e l’atavico istinto del grande felino ha «sentito» che l’uomo con la frusta questa volta era in difficoltà. Ora versa in pericolo di vita nell’ospedale di Eppendorf e il «tragico incidente» si ripeterà domani e dopodomani e il giorno dopo ancora, fino a quando il circo con le fiere, la donna cannone e le sirene non darà una decisa sterzata verso forme circensi basate su clown e trapezisti o fino a quando, come è accaduto in Bolivia, qualcuno deciderà che gli orsi non devono essere obbligati a ballare e le tigri a saltare nel cerchio di fuoco, negando il permesso di piantare il tendone a chi sfrutta ignobilmente gli animali e piange lacrime di coccodrillo sui giovani domatori feriti o morti.