La rivincita di Maroni: "La nostra legge è la strada giusta"

Roma - La strada intrapresa dall’Italia con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina «è quella giusta» e lo confermano anche le decisioni dell’Europa. Per la verità il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, non aveva mai mostrato dubbi sul pacchetto sicurezza messo a punto dal governo. Comunque ora si dice «felice» per le scelte comuni dei ministri degli Interni Ue.

«Alla luce della direttiva europea continuo a ritenere che, come è disegnato, il reato di immigrazione clandestina sia la via giusta - dice Maroni -. L’approvazione della direttiva sui rimpatri ci conforta rispetto alle nostre scelte». Il ministro parla da Lussemburgo, dove ieri l’Ue ha dato il via libera unanime alla direttiva sui rimpatri dei clandestini extracomunitari, che prevede la possibilità di detenere il clandestino fino a 18 mesi negli Cpt. «Con questo provvedimento gli Stati membri hanno condiviso le preoccupazioni espresse da anni dall’Italia», osserva Maroni.

Dunque il governo va avanti. Il reato di clandestinità «costituisce lo strumento più efficace e forse l’unico per garantire un’espulsione certa immediata ed effettiva», insiste il ministro. Anche in riferimento alla direttiva appena licenziata che prevede il ricorso al rimpatrio forzato come provvedimento accessorio a condanne penali. Un particolare questo che secondo Maroni si allinea alle scelte del pacchetto sicurezza anche se nel testo approvato dalla Ue non è previsto il reato di immigrazione illegale, che però esiste già in Francia, Germania e Gran Bretagna.

«L’articolo 2 della direttiva prevede la possibilità per gli Stati membri di non applicarne le parti che secondo me sono meno efficaci, come l’invito ad andarsene che nel 99,9 per cento dei casi non funziona -spiega Maroni-. Mentre impone invece l’espulsione immediata come conseguenza di una sanzione penale inflitta dallo Stato membro, cioè come sanzione accessoria a una condanna. Anche alla luce di questa disposizione Ue penso che il reato di immigrazione sia la procedura giusta».

Capitolo a parte sui dubbi e le perplessità sollevati nei giorni scorsi proprio sul reato di ingresso clandestino da esponenti della maggioranza e dallo stesso Silvio Berlusconi. «Le parole del premier anche se espresse a titolo personale hanno una rilevanza e pongono un problema politico», dice Maroni che però poi aggiunge di ritenere «che le perplessità di Berlusconi riguardassero soltanto l’efficacia dell’applicazione di questa norma». Ovvero problemi come «il sovraffollamento delle carceri o l’ingolfamento dell’azione dei magistrati». Problemi che però il titolare del Viminale ritiene assolutamente risolvibili. Dunque una volta superati i problemi, è la convinzione di Maroni, verranno automaticamente superate anche le perplessità del premier. Duro invece il commento del Viminale alle parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, che ha reso noto di aver incontrato il leader della Lega, Umberto Bossi per esprimergli il suo parere contrario al reato di clandestinità. «Se Giovanardi ha qualcosa da dire lo dica a me», taglia corto Maroni che aggiunge «nessuno ha un rapporto più stretto di me con Bossi». E con il decreto il Pdl cerca di risolvere anche un’altra questione: quella della prostituzione. Un emendamento dei presidenti delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, trasforma le «lucciole» in «soggetti socialmente e moralmente pericolosi» e fa scattare nei loro confronti una serie di misure di prevenzione come il foglio di via obbligatorio.