La rivincita di Mike, il vero ideologo della tivù-nazione

Ora che Mike Bongiorno è stato sepolto e le lacrime del cordoglio si sono asciugate, possiamo tentare un necrologio culturale della sua figura e del ruolo che ha avuto nel nostro Paese proprio in relazione alle polemiche di questi giorni su cultura ed egemonia. Mike Bongiorno è stato l’ideologo più seguito d’Italia, dal dopoguerra a oggi: l’icona ideologica del boom economico, poi del disimpegno, infine del riflusso. Ideologo involontario, apolitico e inconsapevole, quasi un Forrest Gump dell’ideologia; ma l’ideologo egemone e pervasivo di un nazionalpopolare esteso per la prima volta alle casalinghe. L’ideale di Mazzini fu la patria, il dio storico di Gramsci fu il comunismo; il dio in terra di Bongiorno fu la televisione, che fu il nome nuovo dell’Intellettuale Collettivo. Come la nazione per Renan, così la televisione per Bongiorno era un plebiscito quotidiano. Il populismo televisivo e famigliare nasce con lui. Mike Bongiorno è stato l’ideologo dell’Italia moderna, dalla nascita della tv alla mitica mutazione antropologica degli italiani di cui parlò Pasolini, dalla tv commerciale all’epoca dei telefonini, di cui fu testimonial. Mike fu ideologo di un’ideologia soft, apolitica, adatta a un’epoca individuale di massa, abitata da telespettatori e consumatori; un’epoca fondata sulla centralità dello svago e la ruota della fortuna. Mike Bongiorno ha davvero concretizzato il celebre motto di Massimo d’Azeglio: fatta l’Italia, facciamo gli italiani. Rispetto all’originale, Bongiorno ha solo sostituito all’Italia la tv, nuova patria o nuovo altare della patria; ma più di ogni altro ha fatto davvero gli italiani, ha formato la loro lingua e i loro codici e ha offerto nel quiz un punto di equilibrio perfetto tra ignoranza e cultura di massa. In un primo tempo mi era parso esagerato il tributo a Mike Bongiorno come Eroe della Resistenza e Padre della Patria. Ma a pensarci bene, avevano ragione. Più dei veri combattenti della Resistenza, la leggenda di Bongiorno nella Resistenza, proprio perché mitizzata, rende la lotta partigiana non un fenomeno minoritario ma una saga popolare, un racconto pop di portata davvero nazionale, tant’è che vi partecipò l’italiano medio per definizione, prudente e apolitico, Mike. Poi la sua doppia cittadinanza italo-americana simboleggiava più d’ogni altro l’americanizzazione del nostro Paese, tramite la tv, i consumi, i quiz, i festival: Bongiorno incarnò l’italiano medio, la sua aspirazione al passaporto americano e l’importazione del sogno americano in Italy. Il sogno dell’italiano medio proietta il cielo in una stanza tramite la Signora dei Miracoli, la Televisione; e il suo celebrante è Mike. I Quaderni del carcere di Gramsci o il Manifesto di Marx non hanno avuto l’incidenza ideologica e antropologica di Lascia o raddoppia? e Rischiatutto. Se è vero, come pensava Gramsci, che il potere culturale precede il potere politico e ne fonda le basi, Mike Bongiorno ha esercitato il potere culturale che ha fondato il consenso all’Italia democristiana. Lui, innanzitutto, e poi i presentatori che si sono avvicendati, da Baudo in giù, sono stati i Gramsci del nuovo nazionalpopolare, centrato sulla famiglia e sulla piazza televisiva. Trovatemi un altro che abbia avuto il ruolo di Gramsci (o di Bottai) per la Dc: forse Bernabei, ma il suo potere televisivo arriva assai dopo Mike e finisce prima di lui, che alla stagione pubblica ha poi unito anche la stagione commerciale e privata, e al venticinquennio in Rai ha affiancato il venticinquennio e più nelle tv berlusconiane. Ed ha precorso il passaggio dall’Italia democristiana all’Italia berlusconiana, garantendo la continuità nel familismo domestico. Bongiorno è stato l’icona al passo con le trasformazioni epocali: Mike lascia il pubblico e va al privato proprio mentre l’era reaganiana e thatcheriana celebra il trionfo del privato e il declino dello Stato interventista. Bongiorno lascia la tv di Stato ed entra nelle tv commerciali proprio mentre si scopre la centralità del mercato al posto della politica. La sua scelta precorre il crollo del socialismo sovietico e dello statalismo in straordinaria sintonia con il riflusso, il libero mercato, i consumi. Nell’epoca del terrorismo, Mike riversa il rischio nel gioco, e nasce Rischiatutto, contraccettivo alla violenza dell’impegno. Come Hegel, Mike Bongiorno ha partorito una destra e una sinistra televisiva, e non mi riferisco solo a Fiorello e Chiambretti, Baudo e Fazio, ma anche sul terreno politico a Berlusconi e Veltroni (il cui padre fu suo mentore in Rai). Forza Italia è la continuazione della tv di Mike con altri mezzi, dal sogno italoamericano alla mitologia della Casa, dall’individualismo di massa alla trasformazione delle masse in pubblico, dalla centralità della famiglia alla politica che imita l’agonismo del gioco, fino al contorno delle vallette. Ma anche la sinistra di Veltroni è la mutazione della rivoluzione in format, delle masse in audience, dei manifesti in figurine Panini, dell’utopia in fiction, dell’egemonia in share. Arrivo a dire con malcelato gusto del paradosso che Mike sta a Berlusconi come Gramsci a Togliatti: Silvio e Palmiro furono gli imprenditori politici dell’ideologo e dell’egemonia. Gli ideologi del passato si esprimevano tramite il Libro, il Giornale, il Partito, il Sindacato. L’ideologo dell’era moderna si esprime attraverso la tv e la pubblicità; la sua catechesi, light e commerciale, è rivolta ad una nuova schiera di devoti militanti: gli spettatori, il pubblico, voi che siete a casa. Mike è stato il perfetto leader e imam di questa svolta. Il prossimo ideologo magari sorgerà dai blog. Quando Umberto Eco scrisse la Fenomenologia di Mike Bongiorno pensava di essere lui l’osservatore e Mike l’osservato, lui l’intellettuale e Bongiorno l’animale da vivisezionare, lui il pensante e Mike il pensato. Era invece il contrario: Bongiorno era l’intellettuale, pur inconsapevole, il guru, il pensatore e presentatore della nuova epoca, in una parola l’ideologo e il burattinaio; mentre Umberto Eco era dentro quel Paese, quella televisione, quella cultura mediatica che pensava di analizzare ma di cui era un prodotto e un concorrente. Inavvertitamente Bongiorno ha descritto nei suoi quiz la fenomenologia di Umberto Eco. Il mandante del Nome della Rosa è Mike, che sin dal titolo sembra ispirato dai suoi quiz e dai suoi concorrenti. Signor Umberto per 1 milione di dollari ci dica il nome della rosa... [FIRMA-PIEDE]Marcello Veneziani
Annunci