Rivincita a sorpresa sull’Austria Il Tirolo tedesco ora parla italiano

A Innsbruck ci si saluta con il &quot;ciao&quot; e tra pizzerie e gelaterie spuntano pure le speckerie. I negozi top della città? Si chiamano &quot;Mamma mia&quot;, &quot;Geppetto&quot; e &quot;Romantica&quot;<br />

Innsbruck - Se i politici andassero qualche volta a prendersi un gelato in centro, o magari a mangiarsi una pizza col popolo che non geme più in catene oppresso ma che vola libero sulle ali della globalizzazione, forse ricaverebbero utili indicazioni per quei pensosi convegni utilizzati solo per cavarci un titolo polemico sui giornali. Tu prendi, per esempio, Giancarlo Galan, uno dei governatori più amati d’Italia (sondaggi alla mano), che una decina di giorni fa è andato a Trento a parlare di autonomia e federalismo. «Qui si parla liberamente di rapporti con l’Alto Adige e Innsbruck - ha detto in occasione della presentazione del libro del collega trentino, Lorenzo Dellai, dal titolo un po’ lunghetto Il mio Trentino, 10 anni al governo dell’autonomia dalla Margherita al Terzo Statuto - e di collaborazioni con realtà al di là del Brennero, mentre se io mi azzardo a parlare di un dialogo comune con Friuli Venezia Giulia, Slovenia, Veneto, Carinzia e Istria, sono assalito da tutte le parti».

Ecco, se solo Galan andasse a farsi un giro per il centro di Innsbruck, che è ben al di là del Brennero essendo l’affascinante capitale del Tirolo settentrionale, o dell’Alto-Alto Adige se proprio vogliamo parlare in italiano, capirebbe che dai rapporti diplomatici ormai allacciati tra la città austriaca e la regione sud tirolese, l’Italia avrebbe solo che da guadagnarci. Lo dimostra un illuminante reportage da Innsbruck pubblicato sul giornale «Alto Adige», da cui si evince che la pulizia etnico-linguistica subita dalla minoranza italiana da Bolzano fino al Brennero viene quotidianamente vendicata dal trionfo cultural-commerciale della lingua di Dante decretato dalla città attraversata dall’Inn.

Al di là del «Ciao», che suona oggettivamente molto meglio, e che per questo si ascolta con frequenza molto superiore, per le viuzze del centro, rispetto al teutonico, e scomodissimo, «Tschuss», è la scelta delle insegne dei negozi e dei locali a far prevalere l’italiano nei confronti del tedesco. Osteria, Gelateria, Caffetteria non si contano neanche più. Veramente ci sarebbe pure una Speckeria, roba che finirebbe dritta nella rubrica Botteghe Oscure del defunto settimanale di resistenza umana «Cuore», ma questa scivolata lessicale è un’ulteriore testimonianza del fatto che la nostra lingua è diventata di gran moda. Per capirci: se a Innsbruck ordini krauten sei «out», mentre se ripieghi, si fa per dire, su una pizza sei «in».

Poi, se guardiamo ai nomi scelti per ribattezzare i locali, con tanto di insegne stilisticamente gradevoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta: «Mamma mia», «Romantica», «Cielo», «Solo pasta», e questo solo per restare in campo enogastronomico. D’accordo, la fantasia non è che la puoi comprare un tanto al chilo, però è encomiabile il fatto che i commercianti austriaci facciano grossi sforzi anche in altri settori del commercio, tipo quando ribattezzano il negozio per bimbi «Geppetto», o la libreria «Libro» e, udite udite, il negozio di accessori per la casa «Lume di candela». Insomma, Nord Tirolo (Austria) batte Sud Tirolo (Italia) 10-0. In italiano, ovviamente. E se tanto mi dà tanto, Galan farebbe bene a tifare per un rafforzamento dei rapporti tra le due realtà. E comunque, se davvero vuole allacciare rapporti con la Slovenia, prenda suggerimenti da Innsbruck. E l’Italia allargherà i propri confini e conquisterà altri territori. Senza sparare un colpo.