Per una rivincita sulle sciagure

Provo ad articolare con la massima lucidità e correttezza di cui sono capace l'analisi sulla profonda crisi che sta squassando la Sampdoria-squadra, in effettivo pericolo di retrocessione checché se ne dica.
Punto primo. Il campo aveva a lungo dimostrato - sia nella corrente sia nella scorsa stagione agonistica - che la squadra base di Novellino (Antonioli; Zenoni, Castellini, Falcone, Pisano; Diana, Volpi, Palombo, Tonetto; Flachi, Bonazzoli o Bazzani), con tutti i giocatori in forma, valeva il 5°-6° posto in campionato.
Punto secondo. Tanto tuttavia la Sampdoria meritava non in virtù di superiore tasso tecnico rispetto alle squadre correttamente ipotizzabili dal 7° al 12° - 14° posto, bensì esclusivamente grazie all'eccellente dispositivo tattico realizzato dal tecnico e alla leale abnegazione agonistica dei giocatori.
Punto terzo. Il campionato è lungo e denso di insidie. Sicché l'oculato amministratore deve tenere preventivamente conto tanto di normali scadimenti di forma quanto di un'inevitabile, anche massiccia, dose di sfortuna sotto le specie di infortuni, squalifiche, casualità di gioco e penalizzanti errori arbitrali.
Punto quarto. Qualora al campionato e alla coppa Italia s'aggiunga la sperabile partecipazione ad un torneo internazionale (coppa Uefa o Champion's League) le citate varianti negative vanno previste in maniera esponenziale.
Punto quinto. La smisurata e dilaniante dose di jella patita dalla Sampdoria nel corso della corrente stagione agonistica non era obiettivamente preventivabile. Ma la scommessa sulla positività del totale recupero in tempi accettabili di Falcone in estate e Bazzani a Natale, entrambi convalescenti da delicati interventi chirurgici alle ginocchia ed entrambi pedine imprescindibili dallo scacchiere blucerchiato, fu spericolata. E soprattutto si sbagliò a non correre ai ripari sul mercato di gennaio. Novellino chiedeva un terzino destro affidabile e una collaudata prima punta di peso, ed è stato totalmente disatteso. Si è capito subito che gli arrivi di Iuliano, Marchesetti e Colombo erano impalpabili. Semmai ha sbagliato, Novellino, è stato nel non concedere maggiore spazio e fiducia al "troppo bello" Borriello perché "si pettinava". Ma pure lì la sfortuna ci ha messo beffardamente lo zampone: se Bazzani si fosse nuovamente rotto un giorno avanti la chiusura del mercato di gennaio, il Milan non avrebbe mandato Borriello al Treviso, lo avrebbe lasciato alla Sampdoria che oggi conterebbe, come minimo, 3 o 4 punti in più.
Finita l'analisi, guardiamo avanti.
Punto primo. La Sampdoria-società ha meritato voto 4, e magari 3, sul mercato di gennaio, ma merita 9, e magari 10, per come tiene i conti in ordine e per il comportamento a tal punto serio e signorile da non temere l'eguale in un mondo di pazzi sciamannati.
Punto secondo. Da qui alla fine basterà che Novellino e i terrorizzati discepoli di uno spogliatoio da brividi prendano 3 punticini (uno con l'Udinese, uno a Livorno e uno col Lecce) per salvare la pelle, ma dovranno prenderli davvero, non a parole, e basta!
Punto terzo. Sarà intelligente e positivo ripartire la prossima stagione dal punto fermo Novellino, come dirigenti e tecnico hanno lodevolmente in animo di fare, per rinverdire il tanto di buono realizzato in 3 anni e mezzo con una pronta e corposa rivincita sulle sciagure degli ultimi sei mesi. Ma, affinché possa garantire piena e costante affidabilità, la squadra base andrà atleticamente rinvigorita e resa tecnicamente più competitiva in almeno 4 undicesimi rispetto a quella che ho citato in apertura, con la previdenziale copertura di un intero organico nettamente rinvigorito e tecnicamente più competitivo.