La rivolta per il balzello scaccia turisti

Da Briatore a Gates tutti contro l’iniziativa che ha spinto i diportisti verso Corsica, Spagna e Grecia

Se Corona - senza quasi muoversi da San Vittore - è riuscito a cambiare la fauna turistica della Sardegna soppiantando le soubrette con gli ex banchieri (vedi Fiorani al Billionaire), Soru ha fatto di meglio: si è attirato le simpatie dei ministri del Turismo di mezza Europa senza muoversi dal palazzo della Regione. Tutti gli sono riconoscenti per aver tassato 300mila turisti, spingendoli in Corsica, Spagna e Grecia.
Già, perché l’isola più gossippara del Mediterraneo da un anno convive con polemiche, sommosse chic e cali di approdi (-42%) a causa della tassa sul lusso. Quella che nel «Monopoli» sta tra Viale dei Giardini e Parco della Vittoria, e che in Sardegna stava tra Soru e Briatore. Lui, paladino abbronzato dei miliardi, l’estate scorsa aveva indetto un «Luxury Pride» nel Gran Ducato del Billionaire: un party dell’orgoglio benestante tra champagne e tacchi a spillo per dire no all’accanimento fiscale.
Dall'altra parte della barricata Soru, che sulle orme del gabelliere del film con Troisi e Benigni tassava chiunque. Hai lo yacht? Un fiorino. La villa sulla spiaggia? Un fiorino. L’aereo privato? Un fiorino. E ai milionari «non restava che piangere». Comprese le pasionarie della bella vita, dalla Marzotto alla Ventura passando per Jerry Calà, che nel bailamme femmineo sta sempre bene.
Ora le cose sono un po’ diverse: Briatore si è fatto conciliante e contro la tassa «populista» non si levano più gli scudi di Swarovski. E qualcuno ha pure messo silenziosamente mano al portafoglio, come Silvio Berlusconi, a cui le proprietà in Costa Smeralda sono costate 50mila euro. Una sommetta tale da giustificare il commento ammirato dell’assessore Sanna, della Margherita: «Che stile!». Meno elegante Bill Gates, il magnate Microsoft. Informato della tassa, il miliardario statunitense non avrebbe prenotato l’attracco per il suo yacht, attirandosi epiteti sul genere di «barbone, per soli 20mila euro». A tagliare la testa al capretto (Gates è magrolino) ci pensò Oliviero Diliberto, sardo e comunista: «Se non viene, la Sardegna non ne risente più di tanto».
«Yankee go home» era un motto un po’ abusato.