La rivolta del centrodestra: "Un’altra picconata giudiziaria"

Il coro dei parlamentari del Pdl: la magistratura prova ancora a
riscrivere norme votate dal Parlamento. E confermate dall’esito di un
referendum

Pronti a impugnare il piccone. Ancora una volta per tentare di ribaltare una legge dello Stato. Magari, chissà, per provare a farne un’altra per conto proprio. O quantomeno per plasmarne un modello futuro. Pronti a impugnare il piccone, ancora una volta, infischiandosene della volontà popolare, già confermata anche dal flop di un referendum, proposto per un’eventuale revisione del provvedimento, ma che era stato a suo tempo disertato dalla stragrande maggioranza degli italiani. Al centro del mirino la legge 40, in particolare la norma che regola la fecondazione assistita e vieta quella eterologa, che la prima sezione del Tribunale civile di Firenze, ha deciso di rimandare alla Consulta, sollevando il dubbio di costituzionalità.
«In Italia siamo all’emergenza democratica se una volontà popolare, espressa dal Parlamento viene messa in discussione da iniziative giudiziarie - tuona Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio -. Sfido chiunque a trovare nella Costituzione un appiglio per contestare la norma in vigore della Legge 40 che vieta nel nostro Paese la fecondazione eterologa con tutti i drammatici problemi giuridici e di speculazione economica che comporterebbe l’utilizzo di materiale genetico estraneo alla coppia che vuole concepire un figlio. È evidente - aggiunge- che nel nostro Paese c’è chi disprezza la volontà popolare e spera che 15 persone possano sostituirsi al Parlamento su decisioni che solo al Parlamento competono».
I giudici che giocano, dunque, a fare i legislatori, mostrando per l’occasione, sarà e sempre e soltanto la solita coincidenza, una certa comunanza d’intenti e di idee con la solita parte politica che sta sul versante opposto del centro destra. «Si dica che si vuole tornare al Far West visto che ormai evidente che nei confronti della legge 40 c’è un attacco di alcuni tribunali per smontarla» è lo sfogo di Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute.
Folgorati ancora una volta sulla via della tuttologia e della scienza infusa, i giudici della Consulta, che già si erano premurati di ridurre il peso specifico della legge del 19 Febbraio 2004, n. 40 con una loro sentenza (era il primo Aprile 2009, ma non era uno scherzo) che bocciava il limite dei tre embrioni e l’obbligo di «un unico e contemporaneo impianto» adesso, grazie allo splendido assist offerto dai colleghi del tribunale civile di Firenze, hanno di nuovo in mano la partita e possono giocarla con i loro cavilli e i loro distinguo. Ma è normale che accada tutto ciò in un Paese democratico? Sembrerebbe di sì a dar retta ad Antonio Palagiano dell’Idv: «La decisione dei giudici di Firenze è una bella notizia e dimostra ancora una volta quanto la legge 40 sia profondamente ingiusta, incostituzionale, crudele e oscurantista». O a Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, che parte all’attacco: «Invece di prendere la clava nel governo farebbero bene ad aspettare il pronunciamento della Corte Costituzionale e, poi, a rispettarne la sentenza». Sconsolato le risponde Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera: «Purtroppo nel nostro paese funziona così: quando la politica non riesce a raggiungere un obiettivo, ci pensano i giudici». Ma non tutti, fortunatamente, a sinistra la pensano allo stesso modo. La senatrice del Pd, Emanuela Baio ricorda infatti che «Il Parlamento ha scelto in piena autonomia e libertà di adottare la fecondazione omologa, così da garantire la certezza genitoriale. L’approvazione del Parlamento, il vaglio referendario e sei anni d’applicazione sono elementi sufficienti ad attestare la costituzionalità della legge 40». Una tesi ribadita dal Forum delle famiglie: «Ricorrendo alla Consulta, i giudici fiorentini non si limitano a voler attaccare la legge 40, ma hanno come obbiettivo anche la famiglia perché nessuno potrà mai mettere in dubbio che il bene del bambino è quello di veder coincidere genitori biologici e genitori legali». E l’associazione cattolica Scienza e Vita, per bocca del copresidente Lucio Romano, denuncia: «Il tentativo di stravolgere e delegittimare la legge è chiaro, così come è chiaro il tentativo reiterato di tornare alla situazione antecedente ad essa». Come dire: l'ingiustizia della giustizia.