È rivolta contro «l’invasione delle coop»

Le procedure previste dal bando saranno sottoposte alla Commissione regionale

«Le giustificazioni non bastano, voglio vederci chiaro! E sono pronto a chiedere l’annullamento della gara d’appalto che ha assegnato i lavori di rifacimento del quartiere fieristico genovese alla Coopsette. Questa è l’ennesima dimostrazione di come la sinistra gestisca la cosa pubblica in maniera affaristica e clientelare»: il senatore di Alleanza nazionale Giorgio Bornacin fa partire, lancia in resta, la sua personale crociata contro la decisione della Fiera Spa che favorisce, a suo giudizio, «la società delle cooperative, ancora una volta beneficiaria di un’opera importante - 35 milioni di euro! - discriminando di fatto le aziende locali del settore». Considerazioni analoghe erano state espresse nei giorni scorsi dal presidente dell’associazione costruttori, Marcello Marzini, e dal senatore Luigi Grillo (Forza Italia), mentre ora Fiera e Coopsette provano a confutare punto per punto le accuse, ribadendo la correttezza delle procedure e le dimensioni ridotte della presunta «invadenza» delle cooperative.
Nel frattempo il capogruppo di An in consiglio regionale Gianni Plinio chiede e ottiene che si faccia una verifica, in sede di Commissione Controlli e Trasparenza, sull’appalto in questione: «Il presidente Alessio Saso - sottolinea fra l’altro Plinio - ha accolto la richiesta di acquisire la documentazione della gara per il rifacimento del padiglione B della Fiera. La questione sarà al più presto all’ordine del giorno dei lavori della Commissione, in modo da verificare se sono state rispettate, come dire?, tutte le regole del gioco, e in particolare se non fosse prevedibile per la Fiera, che pure è società di diritto privato, prevedere nel bando anche consorzi di imprese locali». È chiaro - interviene ancora Bornacin - che se dall’esame dei documenti scaturisse una qualche anomalia o la conferma della penalizzazione delle aziende sulla piazza, si aprirebbe uno scenario nuovo e clamoroso, «fino a configurare un eventuale conflitto di interesse fra l’emiliana Coopsette e la Fiera di Genova, anche alla luce del fatto - insiste il senatore di An - che alcuni consiglieri di amministrazione di una società ricoprono analogo incarico nell’altra». Per questo, Bornacin chiede «formalmente che venga bloccato l’iter procedurale di affidamento dei lavori fino a quando la Commissione regionale avrà terminato l’indagine».
La replica della Fiera - dal sito internet è sparita intanto la composizione del cda - si affida a un comunicato in cui, innanzi tutto, si ribadisce come la Spa di piazzale Kennedy non sia «soggetta all’applicazione delle Direttive UE in materia di appalti». In base, pertanto, alla procedura selettiva scelta dal consiglio di amministrazione, si è privilegiato «il rapporto diretto unitario con un’unica impresa». La scelta è avvenuta «sulla base del prezzo più basso che ha ristretto il campo a Impregilo Edilizia e Servizi (5,08 per cento di ribasso), Rizzani de Eccher (4,22) e Coopsette (15,99)». Dal canto suo la Coopsette ha diffuso una nota corredata di cifre sull’ammontare degli appalti pubblici assegnati in Liguria: «Siamo risultati competitivi grazie alla partnership con altre imprese genovesi, i due terzi dei lavori saranno realizzati da imprese locali» ricorda il comunicato. Che aggiunge: «Dal 1994 ad oggi l’importo dei lavori pubblici a noi affidati in Liguria risulta del 2,88 per cento del totale», per concludere: sarebbe questa l’egemonia?
Una spiegazione che non convince chi vede aprire solo cantieri coop: «Guarda caso - conclude Bornacin - anche adesso stiamo parlando di una delle solite cooperative della solita Emilia Romagna. Un caso. O una saga infinita?». Durissima la controreplica: «Si rimane allibiti nell'apprendere le dichiarazioni rilasciate da Bornacin. Quanto affermato in relazione al conflitto di interessi è assolutamente falso ed infondato - dichiara il vicepresidente di Coopsette Fabrizio Davoli -. Non c’è nessun dirigente di Coopsette che ricopra ruoli nell'Ente Fiera, né viceversa. La misura è colma, quindi a tutela dell'onorabilità della nostra cooperativa e di tutti i nostri soci abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare eventuali azioni» in sede giudiziaria.