La rivolta dei baby calciatori Sciopero contro i padri ultrà

Tre squadre giovanili di Empoli domenica non giocheranno. I genitori sono maleducati: minacciano gli arbitri e insultano i giovani avversari

Se hai dieci anni e qualcuno riesce a farti passare la voglia di giocare a pallone, vuol dire che qualcosa non funziona. Se quel qualcuno è tuo padre o tua madre, ancora peggio. Ma se la voglia di giocare svanisce perché non ne puoi più di genitori che sugli spalti insultano avversari, arbitro e figli, allora è giusto fermarsi a riflettere.
È quanto successo vicino ad Empoli, dove tre squadre giovanili dell'Unione Sportiva Ponte a Elsa hanno scelto di non scendere in campo questa domenica per protestare contro i genitori ultrà. Una decisione presa dal direttore sportivo Michele Mango, dal dirigente Gino Chiorazzo e dal presidente Danilo Barnini, ma appoggiata dagli stessi bambini, nati tra il 1997 e il 1999 e stufi di sentir piovere dagli spalti ogni tipo di offesa.
Così i piccoli calciatori, durante la festa natalizia del club, hanno esposto dei cartelli di accusa contro mamme e papà indisciplinati: «Genitori non litigate, fateci giocare», «No alle parolacce, sì al divertimento dei bambini» e «Gli sbagli degli adulti uccidono il nostro gioco», si leggeva. E ai genitori non è rimasto che sentirsi degli hooligans in doppiopetto e pelliccia.
Già, perché quanto denunciato dal piccolo club in provincia di Firenze è una realtà diffusa sui campi di tutta Italia. Papà frustrati da una carriera calcistica mai decollata che ha lasciato il posto a una professione mai amata, mamme che vedono nei loro piccoli gli occhioni di Kakà e già si immaginano dal parrucchiere a proclamare tronfie: «Mio figlio gioca nell'Inter, guadagna 3 milioni di euro l'anno e fa la pubblicità dei telefonini». Torme di genitori che - un po' incivili e un po' iper-protettivi - si scagliano come furie sull'arbitro al primo fischio avverso, vomitano insulti all'allenatore se tiene in panchina il loro figlio e prendono in giro i bambini avversari. E pazienza se la scena di un quarantenne imbolsito che dà del ciccione a un bambino paffutello sembra solo miserabile.
Dunque, sciopero. Senza pericolo di precettazione, tra l'altro. La lettera inviata dalla società fiorentina alla Figc ha infatti trovato la solidarietà del dirigente federale locale Giovanni Fringuelli, che vede nell'iniziativa un primo passo verso la diffusione di una cultura sportiva anche nei genitori.
Basta con le liti per un corner non dato, basta con i padri che castigano i figli se di Ibrahimovic hanno solo le scarpe e non il talento. E basta anche con le piccole corruzioni, come le diseducative paghette che fioccano ad ogni gol. Sperando che i genitori capiscano che a dieci anni tifare «contro» non ha senso e che a quell’età un bambino ha solo bisogno di essere incoraggiato e di vedere mamma e papà orgogliosi di lui, sia che vinca sia che perda. Orgogliosi anche se a calcio proprio è una schiappa. L'importante è che si diverta, perché di non-calciatori felici è pieno il mondo.