La rivolta dei bianchi e altri eventi che cambieranno il corso della storia

Cosa accadrà all’informazione quando Google, il motore di ricerca internet più noto, si comprerà per un dollaro la testata del quotidiano più autorevole d’America, il New York Times? E come reagirà il mondo occidentale quando tra pochi anni tutti i Nobel saranno assegnati a scrittori, economisti e scienziati provenienti dall’Asia: Cina, India, Giappone, Singapore? Che fine farà l’Unione europea quando Gazprom, il colosso russo dell’energia, lancerà un’Opa sulle concorrenti francesi, italiane, ecc.? Quanto potranno resistere gli Stati nazionali dopo la proclamazione dell’indipendenza della Scozia?
Sono alcuni degli scenari disegnati da Alain Minc ne I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo (Chiarelettere, pagg. 114, euro 12). Il politologo francese trasforma le sfide del futuro ormai prossimo in dieci fanta-cronache tanto divertenti quanto inquietanti. E conclude il volume con una stoccata politicamente scorretta. Un giorno non troppo lontano Parigi, Londra, Berlino, Madrid, Roma e Bruxelles saranno attraversate da un corteo pacifico e silenzioso composto da «uomini, ovviamente bianchi, di estrazione piccolo borghese, gioiosi ma determinati, estranei a ogni forma di misoginia e razzismo». Nel calderone della protesta, essi butteranno i debiti lasciati loro in eredità dalle generazioni precedenti e la sensazione di essere vittime delle pari opportunità. Un modo tagliente di affermare che la tutela delle minoranze (sacrosanta, a scanso di equivoci) non può diventare una forma di malinteso comunitarismo e che la discriminazione «positiva» non deve superare certi limiti tramutandosi in vantaggio smaccato. Come recita una battuta cinica circolante in America: il futuro è delle donne nere paralitiche perché rientrano in tre minoranze protette. Se la strada è questa, scrive Minc, prepariamoci a dire addio alla vera solidarietà, sarà rimpiazzata dal rancore trattenuto a stento da leggi «cieche e sintetiche».
I dieci eventi raccontati da Minc si lasciano racchiudere in alcune tendenze di fondo: l’emergere prepotente dell’Asia e della Russia a danno dell’Europa; l’insicurezza dettata dal terrorismo e da regimi totalitari quali l’Iran; il trionfo delle tecnologie digitali; lo sgretolamento degli Stati stritolati da una parte dalla globalizzazione e dall’altra dal risorgere delle identità locali.
Tra tutti i «cataclismi» descritti, il meno improbabile, secondo Minc, è l’acquisizione del New York Times da parte di Google. Fatto che metterà la parola fine al giornalismo così come lo conosciamo. La testata darà autorevolezza all’attuale aggregatore on line di notizie noto come «Google News». La versione cartacea non scomparirà del tutto ma diventerà un costoso prodotto di lusso riservato alle élite. I cronisti con penna e taccuino spariranno quasi completamente, le redazioni saranno specializzate nello stabilire gerarchie fra le notizie provenienti dalle fonti più disparate e nell’offrire all’utente un ampio ma personalizzato carnet di link ad altri siti d’opinione.
Altro «cataclisma» dato quasi per sicuro da Minc, è un attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, cosa che darà il via alla più grave delle crisi internazionali. Sugli esiti della quale la palla di cristallo del politologo francese sembra non essere di grande aiuto. Le mosse israeliane sono infatti prevedibili, quelle iraniane molto meno. Minc è molto critico verso la politica di Israele, in cui vede in azione la «psicosi dell’annientamento». A dire il vero, sembra una psicosi con fondate ragioni nell’odio che circonda l’unica democrazia del Medio Oriente. E non sarà certo la forza diplomatica dell’Europa (tanto meno quello inesistente della Francia o dell’Italia) a cambiare le cose.