La rivolta dei sindaci del Nord riavvicina in piazza Lega e An

In centinaia al presidio di Bergamo. Bossi: "Sono eroi padani, lotta di liberazione contro l’Italia schiavista". La Russa: siamo solidali, manifestiamo insieme il 16

nostro inviato a Bergamo

È proprio una rivolta. «Da lunedì saranno duecento i sindaci lombardi che adotteranno l'ordinanza di Cittadella», annuncia Matteo Salvini, capogruppo leghista in consiglio comunale a Milano. Non badano alle inchieste della magistratura, come quella avviata - e già archiviata - dalla procura di Padova. Né alle diffide dei prefetti, come quello di Bergamo che minaccia di destituire il primo cittadino di Caravaggio perché non vuole sposare i clandestini. Il decreto sulla sicurezza, che pure giudicano del tutto inadeguato, concede ai sindaci qualche potere in più. Soprattutto sentono di avere la gente dalla loro parte. E anche i primi alleati in politica.
Da Ignazio La Russa è infatti arrivata la solidarietà di Alleanza Nazionale alla Lega, con l'invito ai sindaci lombardi di An «a valutare positivamente l'iniziativa dei loro colleghi leghisti sui matrimoni dei clandestini. Se è giusto fornire a chiunque le cure mediche o altri interventi di urgenza in caso di necessità, non si capisce perché una persona che è illegalmente in Italia possa impegnare un pubblico ufficiale». Il deputato di An ha anche promesso che aderirà all'invito di Bossi e sarà presente in rappresentanza di Alleanza Nazionale alla manifestazione della Lega che si terrà a Milano domenica prossima.
Ieri mattina erano centinaia le persone a manifestare sotto la prefettura di Bergamo a sostegno dei 43 sindaci leghisti della provincia che hanno firmato ordinanze come quelle di Cittadella (residenza solo a chi ha casa, lavoro e fedina penale pulita) e Caravaggio. Cartelli, bandiere con il sole delle Alpi, gonfaloni comunali allineati dietro un grande striscione: «I nostri sindaci con la gente, lo Stato con il delinquente». «Eroi padani», li ha elogiati Umberto Bossi: «I sindaci sono l’unica speranza di dare una scossa al sistema».
Venerdì, in un vertice nella sede di via Bellerio a Milano, aveva dato il benestare al documento unitario che impegna i sindaci del Carroccio a fare proprie le due ordinanze contro gli immigrati irregolari. Ieri, poche ore dopo la tragica sparatoria nella vicina Treviglio, le parole in piazza del Senatùr si sono spinte molto più in là. «Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista - ha tuonato il leader della Lega -. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta soltanto il momento per attaccare, e quel momento verrà. Prepariamoci moralmente per la lotta, anche se si rischierà di lasciarci la vita».
Toni molto accesi nei dieci minuti di comizio davanti ai sindaci e allo stato maggiore leghista. Il prefetto Camillo Andreana è stato paragonato al comandante romano Publio Quintilio Varo, sbaragliato dai soldati germanici: «Attento, Varo, a non esagerare - ha esclamato Bossi -. Cosa vuoi che facciano, sennò, questi nostri popoli che si sentono invasi? Non fare cazzate, perché siamo in attesa che arrivi solo il momento giusto. I partiti non si comprano - ha aggiunto rivolgendosi a Silvio Berlusconi -. Non possiamo entrare in un partito unico, perché la Lega ha la sua identità. I sindaci sono spinti dalla gente e noi non possiamo andare contro la nostra gente. A me dell'Italia non me ne frega niente. Conosco un solo Paese ed è la Padania. Dell'Italia conosciamo solo i comandanti e i viceré che mandano qui a governarci».
Gli altri interventi hanno dato corpo al movimento dei sindaci. «Chissà che questa data non venga ricordata in futuro per il risveglio della coscienza del popolo padano», ha detto Roberto Castelli. «Qualche centinaio di Consigli comunali sciolti - ha aggiunto Roberto Calderoli - sarebbe la scintilla che farà rimpiangere a qualcuno di aver avviato contrapposizioni non contro la criminalità, ma contro chi difende il cittadino».
Da Cittadella, il sindaco Massimo Bitonci ha giudicato le frasi di Bossi «una giusta provocazione. È in atto un movimento dei sindaci che vogliono vederci chiaro sul tema sicurezza. Tutti i sindaci di diverso colore, quelli della Lega in primis, devono far sentire al governo che il suo pacchetto è difficilmente applicabile».