La rivolta dei turisti di Portofino: «Qui anche lo scontrino è vip»

Ottanta euro per una bottiglia di vino. Ma anche 3 euro per un bicchiere d’acqua e 200 euro per un pasto. Denunciati tre gestori dei locali. Più controlli sui prezzi

Enza Cusmai

da Milano

In passato, anni e anni fa, se chiedevi un bicchiere d’acqua in un bar, te la regalavano. Magari anche minerale. Roba d’altri tempi. Oggi, l’acqua costa cara. Cinquanta centesimi in un caffè del centro a Milano, tre euro a Portofino in uno dei selezionatissimi bar della piazzetta. E se i 50 centesimi si tirano fuori anche se a malincuore (una bottiglia da due litri costa meno in un supermercato), quando bisogna scucirne 3 (seimila delle vecchie lire) allora ci si sente beffati. Anche se l’acqua si sorseggia nella deliziosa baia di Portofino, una delle località più gettonate della Liguria. Così, sempre che l’acqua non sia andata per traverso, si sbuffa e qualcuno chiede aiuto. Ai carabinieri.
La notizia è stata diffusa ieri ma risale alle vacanze pasquali. Le denunce, a dire la verità sono state tre, tutte distinte tra loro. Un genovese ha denunciato un bicchiere d'acqua a tre euro, un milanese una bottiglia di vino a 80 euro, un americano una cena da circa 200 euro.
Certo, tutto è relativo, si può pensare. Ma quanto al vino, per esempio, non è stata chiesta un’annata particolare. Un gruppo di amici ha semplicemente ordinato una bottiglia per brindare alle vacanze e lo scontrino di 80 euro dev’essergli sembrato sproporzionato. Quanto all’acqua, poi, tre euro per un bicchiere è un eccesso. Ma non solo a Portofino.
A Stresa, per esempio, un piccolo chiosco di gelati e bibite, aveva tentato di far pagare una bottiglietta di acqua minerale (calda) ben tre euro. Ben sette anni fa. La signora assetata ha guardato il gestore e poi gli ha restituito l’acqua. Senza chiamare i carabinieri. Che in queste situazioni arrivano solerti, ma non possono intervenire o fare granché. È la legge del libero mercato: ognuno fa i prezzi come vuole. L’importante è segnalarli con chiarezza e con dei listini prezzi leggibili e in grado di essere letti dai passanti. Così i clienti possono essere scegliere se fermarsi in un locale o tirar dritto.
E Portofino non fa eccezione. Infatti, i conti ritenuti salati hanno già messo in moto le autorità del piccolo porticciolo ligure e nei prossimi giorni scatteranno dei controlli da parte dei carabinieri per verificare che i listini dei prezzi e dei menu siano correttamente esposti e ben visibili al pubblico.
I turisti che girano in piazzetta sono indignati. «Qui lo scontrino è da vip» dice una signora di mezz’età che l’acqua se l’è portata nella borsa. «Ci spennano quando ci sono le vacanze, in altri periodi questo posto non è così caro» aggiunge il marito. Gli abitanti del borgo tengono invece la bocca cucita. Sono impegnati nei preparativi della ricorrenza più sentita, il grande falò in onore del patrono San Giorgio che si festeggerà stasera. Anche il sindaco Giorgio Devoto evita commenti. Dice solo di non essere al corrente delle denunce.
Portofino è notoriamente costoso, dunque, ma altre località turistiche non sono da meno. Spesso avvengono dei salassi ancor più macroscopici. Venezia fa da guida. Un caffè in piazza San Marco può costare 10 o 15 euro. Soprattutto se si sorseggia mentre un’orchestra sta suonando poco distante. Ma anche nella mitica piazzetta di Capri una camomilla si beve a peso d’oro (fino a 10-15 euro). E che dire di Forte dei Marmi. Provate a chiedere una sedia a straio per un giorno. Non ve la caverete con meno di 50 euro. Sorvoliamo sulle consumazioni.
Ma proteggersi si può. Senza invocare i militari dell’arma. Basta chiedere senza vergognarsi il listino prezzi ovunque, soprattutto nei bar e nei ristoranti, dove è doveroso accertarsi prima di ordinare se nei menù pane, coperto e servizio siano compresi nel prezzo esposto. Attenzione poi ai ristoratori che, con fare garbato propongono il piatto della casa “dimenticandosi” di presentare la carta dei prezzi. Alla fine del pranzo la cifra potrebbe essere spropositata. Ma in questo caso se il cliente non ha ottenuto il menù e alla fine ha pagato uno sproposito può rifiutarsi di pagare.