La rivolta delle «botticelle»

Marcello Viaggio

Botticelle in rivolta. L’Associazione Sindacale Vetturini Romani scende in campo contro le guide turistiche abusive al Colosseo. Una denuncia contro i finti ciceroni e chi organizza il giro truffaldino nell’ombra è stata depositata al commissariato di piazza del Collegio Romano, diretto dal vicequestore Antonio Del Greco. Con tanto di nomi e cognomi. «Una decina» precisa Enrico Pilo, presidente del sindacato. «I maggiori responsabili sono alcune guide autorizzate - affermano i vetturini -. Pagano un gruppo di ragazze per abbordare clienti alle file al botteghino. Grazie ai permessi speciali delle guide, i forestieri passano da un accesso riservato alle comitive risparmiandosi l’attesa di una o due ore sotto il sole. In cambio pagano 18 euro a persona: 10 servono per il biglietto alla cassa, 2 vanno alle ragazze, gli altri 6 li intascano le guide che tirano le fila del business».
Alto il giro di affari che si svilupperebbe in questo modo attorno all’Anfiteatro più famoso al mondo. Secondo i calcoli, ogni singola guida incasserebbe con questi stratagemmi circa 1.500 euro al giorno. Basta fare il conto dei gruppi che i finti ciceroni - in gergo «cavalli» - riescono a formare. In chiara violazione delle norme. «Le guide autorizzate dovrebbero venire con il gruppo già formato dal tour operator, il procacciamento sul posto non è ammesso. Anche parecchie guide oneste sono danneggiate da questo malcostume, contro cui si battono da anni» accusano i vetturini. «I turisti, una volta agganciati, - raccontano - vengono portati a fare il giro anche dei Fori Imperiali e degli altri monumenti. Sempre a pagamento. E noi restiamo a guardare con le carrozzelle ferme. Questa è concorrenza sleale».
Il sindacato, che è sorto nell’aprile 2004, e riunisce le 43 «botticelle» che lavorano a Roma, lamenta anche gli scarsi controlli dei vigili urbani sulla truffa: «Ci hanno imposto di mettere i mutandoni igienici ai cavalli, e va bene. Ma perché una vettura del Git (Gruppo intervento traffico, ndr) gira ogni giorno a controllare se 40 cavalli hanno le mutande, mentre questi altri continuano a fare soldi indisturbati? Quelli del Git ci hanno detto che non hanno uomini a sufficienza. E con noi, allora, come mai tanta solerzia?».
A parziale giustificazione della polizia municipale, va detto che, anche se l’inghippo si svolge alla luce del sole, non è facile smascherare i colpevoli. In T-shirt, occhiali da sole e scargianti bermuda, le ragazze sembrano perfette forestiere. Ognuna avrebbe addirittura un distintivo o un indumento di un certo colore per evitare di farsi concorrenza l’un l’altra. Mentre qualcuno avrebbe il compito di sorvegliare i paraggi dall’arrivo dei vigili. A luglio, però, gli uomini della squadra speciale del Git si sono camuffati anche loro da forestieri, sorprendendo alcuni finti ciceroni con le mani nel sacco. Conseguenza? Una multa di 200 euro. Troppo poco. «Purtroppo manca un Albo delle guide - lamenta il Git - se ci fosse potremmo far scattare la denuncia penale per esercizio abusivo della professione. E allora sarebbero dolori». All’abuso si unisce un pessimo servizio all’immagine della Città Eterna. Gli accompagnatori improvvisati dimostrano anche scarsa o nessuna conoscenza della storia: il Colosseo si chiamerebbe così - raccontano alle comitive - per le sue dimensioni colossali, dentro i cristiani sarebbero stati arrostiti alla brace. La squadra speciale comprende una trentina di uomini. Ma evidentemente non sono sufficienti per fare al Colosseo più interventi quotidiani come chiedono i vetturini.