"Rivolta fiscale? Niente multe soltanto se arriva il condono"

I tributaristi: sanzioni amministrative per chi non paga, ma i "coraggiosi" potrebbero avere sconti. La vera battaglia? Processi equi con lo Stato

Roma - Un dilemma difficile da risolvere. Partecipare alla protesta fiscale e mettere in ginocchio l’erario o non partecipare e ripararsi da eventuali sanzioni amministrative? Questa è la scelta che dovranno compiere i contribuenti che vorranno partecipare al progetto di rivolta pacifica contro le tasse teorizzato dalla Lega.

«Versare le imposte ai Comuni o alle Regioni - spiega Alessandro Boniolo, vicepresidente dell’associazione dei tributaristi Lapet - è come sbagliare codice. Lo Stato dà 60 giorni di tempo per versare al conto corrente esatto, ma questo non mette al riparo dalle sanzioni amministrative». Oltre agli interessi di mora, il contribuente che agli occhi del fisco si sia reso colpevole di omesso o errato versamento è tenuto a corrispondere una multa che può raggiungere il 30% dell’importo dovuto. «Se ci si mette in regola entro 30 giorni dalla notifica - aggiunge Boniolo - si ha diritto a una specie di sconto».

Analogo percorso è quello che aspetta i «duri e puri» della rivolta, ovvero coloro che intendessero rifiutarsi di versare le imposte in attesa della cartella esattoriale. «Prima giunge un avviso bonario che sollecita a mettersi in regola e dopo 5-6 mesi arriva la cartella esattoriale e lì il 30% più gli interessi sono sicuri», avverte il tributarista sottolineando, però, che una tale rivolta provocherebbe una crisi di liquidità nelle casse dello Stato. E le cartelle? Se la protesta portasse a una caduta del governo, si potrebbe sperare in un condono per i «coraggiosi» oppure, in caso di sopravvivenza di Prodi, Visco & C., optare per un ravvedimento operoso rateizzando l’importo.

Ma c’è di più. «L’intermediario che è tenuto ad effettuare il versamento, ovvero il commercialista o il tributarista, potrebbero richiedere al cliente scioperante una dichiarazione che lo sollevi da ogni responsabilità», osserva Maurizio Villani, avvocato esperto di diritto tributario. Esiste anche una terza via. «Gli autonomi - osserva Boniolo - potrebbero provare a portare gli incartamenti all’Agenzia delle Entrate e chiedere che sia quest’ultima a provvedere ai loro F24. In questo modo, si bloccherebbe pacificamente il suo lavoro mettendola in ginocchio». Meno possibilista l’avvocato Villani. «I versamenti devono essere effettuati per via telematica - precisa - e quindi anche in questo caso gli uffici sono autorizzati a iscrivere a ruolo la pratica per omesso o tardivo versamento».

In tutti e tre i casi, la possibilità di vedersi irrogata una sanzione almeno del 10% (se si paga entro 30 giorni) è molto concreta anche se si rimane sempre in ambito amministrativo e non si viola nessun profilo penale. «la vera battaglia da fare - osserva Villani - è quella per un equo processo tributario. Se Visco afferma di aver messo in riga i cittadini, è perché dinanzi a una commissione tributaria il contribuente è in posizione di svantaggio e non può produrre nemmeno una testimonianza». Il rispetto dei diritti di difesa, conclude, imporrebbe al fisco più delicatezza nei controlli. Per questo Villani sta lavorando a un progetto di legge di riforma. «Sono pronto anche a raccogliere le 50mila firme necessarie», promette.