La rivolta libica compie cento giorni e l'esodo degli ufficiali si intensifica

Cinque generali, due colonnelli e un maggiore hanno annunciato oggi a Roma il passaggio con i ribelli. Si schierano con il Consiglio Nazionale di Transizione anche alcune potenti tribù. La guerra, però, non sembra ancora arrivata alle battute finali.

I segnali appaiono sempre più infausti per Muammar Gheddafi. Questa mattina, infatti, otto ufficiali libici hanno deciso di voltare le spalle al Colonnello e lasciare il Paese. Attualmente si trovano a Roma, da dove hanno annunciato di essere passati dalla parte degli insorti e hanno deciso di sostenere il Consiglio nazionale di Transizione (Cnt) da loro creato a Bengasi. Si tratta di cinque generali, due colonnelli e un maggiore. Un cambio di campo alla cui genesi avrebbe contribuito anche la nostra intelligence.
Parallelamente oltre 100 leader e rappresentanti delle comunità tribali libiche si sono schierati con gli insorti del Consiglio Nazionale di transizione. L'incontro è avvenuto in Turchia e potrebbe segnare una svolta politica importante vedendo per la prima volta schierato contro Gheddafi il potentissimo clan Warfalla. Tra i delegati infatti - quasi tutti proveninenti dalla zona desertica attorno a Baniwalid, strategico snodo a sud di Misurata, nel deserto - anche molti esponenti Warfalla. Proprio contro Baniwalid, peraltro, si sono mosse le truppe di Gheddafi che cercano di riprendere il controllo della città.
Il confronto sul campo di battaglia, comunque, non segna ancora passaggi decisivi. L'ambizione, o la speranza, che alcuni avevano nutrito, di chiudere in tempi brevi il conflitto è dunque tramontato. E la rivolta libica ha compiuto ieri cento giorni visto che la sollevazione contro Muammar Gheddafi era partita da Bengasi il 17 febbraio scorso. «Sono cento giorni dall'inizio della rivolta benedetta e vediamo emergere la vittoria sul piano nazionale e internazionale» ha commentato in una nota il presidente del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Abdel Jalil. I ribelli hanno anche rafforzato la posizione internazionale, con i riconoscimenti politici che gli hanno permesso di accreditarsi come l'unico o comunque il principale interlocutore libico per la maggior parte dei Paesi. In queste ore è infatti, arrivato in missione a Tripoli per conto dell'Unione Africana il presidente sudafricano Jacob Zuma, con l'intento di trattare con il regime libico una strategia di uscita per Gheddafi, dopo che il regime libica aveva respinto l'offerta di mediazione russa emersa al vertice del G8. Se l'intensificazione dei bombardamenti Nato sembra avvicinare la vittoria finale, i ribelli devono fare i conti con le difficoltà finanziarie: «Non ho alcuna risorsa neanche un centesimo», ha spiegato il ministro delle Finanze del Cnt, Ali Tarhuni, «siamo in una situazione critica, i nostri amici devono ricordarsi che siamo in guerra». Il ministro ha poi assicurato che «tutto il denaro verrà usato per il carburante, il cibo, e i medicinali». «Abbiamo dei bravi combattenti - ha concluso - ma è difficile combattere con la pancia vuota».