Rivolta del mondo islamico contro l’Europa

Fausto Biloslavo

Al Qaida minaccia attentati sanguinosi; il nipote dell’ayatollah Khomeini invoca un’altra fatwa come quella che condannò a morte lo scrittore Salman Rushdie; i musulmani inferociti scendono in piazza dallo Yemen all’Indonesia. Le vignette satiriche sul profeta Maometto pubblicate da un giornale danese e riprese da diverse testate europee stanno scatenando una furiosa reazione in tutto il mondo musulmano. Per oggi si teme un’ulteriore ondata di violente proteste, rinfocolata dalla preghiera del venerdì. Le minacce più gravi, anche se tutte da verificare, sono giunte con un comunicato delle brigate Abu Hafs al Masri, che hanno già rivendicato attentati in Europa e minacciato pure l’Italia, a cominciare dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel comunicato, inviato al giornale al-Quds al-Arab, Al Qaida minaccia «una guerra sanguinosa» a causa delle vignette che prendono in giro Maometto.
Non si nascondono dietro l’anonimato gli Hezbollah libanesi, il gruppo sciita bollato dagli americani come un’organizzazione terroristica, anche se suoi rappresentanti siedono in Parlamento a Beirut. Secondo il leader del movimento radicale, sheikh Hassan Nasrallah, «se un musulmano avesse avuto il coraggio di eseguire la fatwa (editto religioso) contro Salman Rushdie» nessun giornale occidentale avrebbe «osato attaccare il nostro Profeta».
Seyed Hassan Khomeini, nipote dell’ayatollah che scatenò la rivoluzione iraniana, sembra non avere dubbi. «Oggi la stessa penna che ha emesso la fatwa contro Rushdie può emettere una fatwa contro coloro che hanno insultato il Profeta» ha affermato ieri il giovane Khomeini durante una cerimonia al mausoleo di suo nonno. L’Iran è in prima linea nella rivolta contro la satira europea a cominciare dal suo presidente Mahmoud Ahmadinejad che ha sostenuto: «Il popolo iraniano risponderà all'offesa recata al Profeta mollando una forte sberla agli autori, lasciando un segno della vergogna sulle loro fronti».
Il presidente egiziano Hosni Mubarak è un altro capo di Stato musulmano che ha condannato la pubblicazione delle vignette sostenendo che questa vicenda fornirà «nuove scuse al radicalismo e al terrorismo». Il ministro del Commercio e dell’industria del Cairo, Rashid Mohammed Rashid, è andato oltre dichiarando di appoggiare il boicottaggio delle merci danesi.
Nello Yemen commercianti musulmani hanno dato fuoco ai prodotti danesi esposti nei loro negozi, mentre davanti all’ambasciata danese a Damasco 300 manifestanti organizzavano un sit in innalzando cartelli in cui chiedevano di non acquistare merci dai Paesi scandinavi. Tunisia e Marocco, invece, hanno deciso di sequestrare tutte le copie del giornale francese France-Soir: l’importante testata aveva ripubblicato le vignette sotto accusa.
In Medio Oriente solo il direttore del settimanale giordano Shihan è andato controcorrente pubblicando tre vignette contestate, compresa quella con il turbante di Maometto trasformato in bomba. «Cos'è più grave, uno straniero che presenta una raffigurazione del Profeta o un kamikaze che si fa esplodere in una festa di matrimonio ad Amman?» ha scritto il direttore riferendosi ad un recente attentato nella capitale giordana. L’editore, però, ha fatto ritirare dalle edicole tutte le copie del settimanale considerandole offensive.
Il problema è che le proteste stanno diventando violente non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma pure in grandi Paesi musulmani a rischio terrorismo. In Irak fedeli sciiti a Najaf e sunniti a Falluja hanno dato alle fiamme bandiere e prodotti danesi. In grandi città afghane come Jalalabad si teme che criminali comuni possano approfittare della situazione per darsi al saccheggio. In Pakistan, a Lahore e Multan, i radicali islamici hanno bruciato le foto del premier danese e dato fuoco a bandiere francesi. La protesta ha raggiunto l’Indonesia. A Makassar, capoluogo della provincia meridionale di Sulawesi, decine di persone hanno attaccato l'ufficio locale della Croce Rossa durante una visita di Jorgen Paulsen, segretario generale della sezione danese dell'organizzazione di soccorso.
Questo clima incandescente ha spinto il premier danese Rasmussen a farsi intervistare ieri da El Arabiya per tendere una mano ai musulmani. «Siamo preoccupati per quel che è successo perché abbiamo una tradizione di collaborazione e rispetto col mondo islamico - ha detto -. L’intenzione dei vignettisti non era quella di offendere e per questo il giornale si è scusato. Quelle scuse possono servire a risolvere questa contrapposizione». Fino ad ora, però, non sono servite.