Rivolta di Napoli contro i colpevoli: "Quei quattro dimissioni subito"

In diecimila nal capoluogo campano chiedono la testa di
Bassolino, Iervolino, Pecoraro e Prodi:
&quot;Hanno fallito, si dimettano&quot;. <a href="/a.pic1?ID=233586" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Sondaggio del &quot;Giornale&quot;</font></strong></a>: per sette napoletani su dieci se ne devono andare. <a href="/a.pic1?ID=233583" target="_blank"><strong>Il premier Prodi s'accorge dei rifiuti</strong></a> e dice: &quot;E' una vergogna&quot;. Poi attacca le regioni. La rivolta si allarga alle isole discarica: <a href="/a.pic1?ID=233595" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">nella polveriera sarda esplodono gli ultrà</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=233592" target="_blank"><strong>Navi spazzatura verso Agrigento</strong></a>: e anche la Sicilia fa le barricate<br />

da Napoli

Diecimila napoletani hanno «assediato» ieri Palazzo Santa Lucia, dove risiedono Antonio Bassolino e la sua giunta regionale. Diecimila che hanno sfidato il maltempo, per urlare di andarsene, perché lui, il sindaco Rosa Russo Iervolino, il premier Romano Prodi e il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio «hanno fallito», come recitava il grande manifesto, steso alle spalle del palco, dal quale hanno parlato alcuni rappresentanti della società civile. Alla manifestazione, organizzata da Forza Italia, ha preso parte, come ai vecchi tempi, tutto il centrodestra, con i vertici locali e una ventina di parlamentari nazionali.
Ma, a urlare tutta la loro rabbia contro il dramma della spazzatura, che sta investendo i quattro quinti della Campania, sono scesi in piazza, anche una delle tante frange del variegato mondo dei disoccupati organizzati, le «madri coraggio antidroga», il sindacato «Polizia nuova», associazioni ecologiste e, naturalmente, la gente di Pianura, motivata un po’ più degli altri manifestanti, per il timore che, quella discarica di Contrada Pisani, chiusa 12 anni fa e sulla quale doveva sorgere un campo di golf possa invece riaprire e tornare a essere la pattumiera di tutti i napoletani.
Centinaia di bandiere, Fi, la Destra, An, Udc, Nuovo Psi, i Pensionati, qualche leader nazionale, come Sergio De Gregorio, fondatore del movimento Italiani nel mondo e presidente della Commissione Difesa; ma anche l’europarlamentare forzista Gargani, l’ex presidente della Campania, Rastrelli (la Destra), Rotondi (Dc), Mussolini (As) e Alemanno (An).
Dei quattro imputati dello sfascio rifiuti individuati dai napoletani, uno in particolare è stato preso di mira dagli strali dei manifestanti: il governatore Bassolino, ritenuto il «numero 1» dei colpevoli. Slogan, spesso irripetibili, sono stati una costante durante i tre cortei, mossisi da alcune zone del centro e poi a Santa Lucia. Il volto di Antonio era raffigurato su molti cartelloni, spesso associato a sacchi dell’immondizia che oggi a decine di migliaia di tonnellate giace nelle strade di quasi tutta la Campania. Alcuni manifestanti stringevano nelle mani grappoli di palloncini, creati con i sacchetti della spazzatura. Sul palco, un improvvisato e divertente show di un giovane extracomunitario africano, che impugnava una bandiera del centrodestra, e ha compiuto alcune abili giravolte e urlato in «napoletano», «Bassolì, vavattenne». Chiara Giordano dell’associazione l'Altra Scampia, ha urlato dal microfono che «anche i più tenaci sostenitori di Bassolino si stanno rendendo conto che siamo alla bancarotta delle istituzioni».
Il coordinatore campano di Fi, Nicola Cosentino, ha letto un documento a nome del centrodestra, dove tra l'altro si dice che «il livello di sopportabilità da parte dei cittadini è stato di gran lunga superato: vogliamo lo scioglimento del consiglio regionale o le dimissioni di Bassolino».
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