Rivolta a Napoli: "Siamo ostaggio degli zingari"

Il quartiere Ponticelli si ribella dopo il tentativo di rapimento di una neonata. La gente è esasperata: "Viviamo tra la paura e l’immondizia". In un campo sparatoria con i carabinieri

da Napoli

Tra rabbia e choc, Ponticelli si ribella ai rom: «I bambini non si toccano, se non ci saranno provvedimenti da parte delle autorità scenderemo in piazza». Cittadini comuni e comitati civici sono sul piede di guerra dopo il tentato rapimento, nella tarda serata di sabato, di una bimba di sei mesi. Inutile bussare alla porta dei Martinelli: a rispondere alle telecamere è la nonna della piccola, che ripete solo «i rom devono andarsene». A fare visita alla famiglia il vicepresidente della sesta Municipalità, Massimo Cilenti, che parla di «persone provate da questa brutta esperienza». Ma dall'incontro, secondo indiscrezioni, sarebbero emerse anche critiche da parte dei Martinelli all'amministrazione comunale, rea di considerare Ponticelli «un quartiere di serie B». Fuori è solo rabbia, in un quartiere già duramente provato dall'eterna emergenza rifiuti (la sera è possibile assistere al macabro spettacolo dei falò di immondizia).
«I nomadi fanno i comodi loro - sbotta una casalinga -. Probabilmente è stato un errore accoglierli qui. Ci siamo fatti commuovere dal fatto che tra loro c'erano anche dei bambini, ma dopo quanto accaduto devono soltanto andare via. E al più presto». «Altrimenti - urla un commerciante - faremo vedere cosa siamo capaci di fare. Qui non si vive più, la politica ci ha lasciato in balìa degli stranieri e dei criminali». E c'è chi, come il comitato civico di via Malibran, dove sorge il più esteso insediamento di zingari, ha deciso di aumentare le ronde già predisposte in passato. E la memoria torna a tre anni fa, quando Ponticelli su teatro di una rivolta contro gli insediamenti dei rom. Intanto, mentre le volanti della polizia continuano i pattugliamenti c'è chi parla di «odio ingiustificato nei confronti dei rom»: è Enzo Esposito, rappresentante dell'Opera nomadi di Napoli. Il riferimento è anche all'accoltellamento di un rom, non coinvolto nel tentato rapimento, verificatosi domenica sera. «Abbiamo visitato cinque campi - afferma Marco Nieli, altro dirigente dell'Opera - ma nessuno conosce la ragazza. Se i parenti fossero stati in uno dei campi, di sicuro ci avrebbero contattato».
Ma l'esasperazione è ormai generalizzata, se è vero che, ad esempio, il gruppo municipale del Pd in un documento chiede a prefetto, questore e sindaco di sgombrare al più presto i campi rom. E dal capogruppo regionale di An Enzo Rivellini arriva un monito: «Se a Ponticelli ci scappa il morto, la colpa non è certo del razzismo ma di quel finto ed inutile buonismo che non vuol vedere che i primi ad essere sfruttati, in questa situazione inaccettabile, sono proprio i rom che vivono in condizioni tali da mettere a rischio la già complessa realtà di Napoli e delle sue periferie». E la Iervolino? Il primo cittadino parla di «episodio terribile rispetto al quale deve deve esserci qualcosa sotto. Mi sembra tanto un rapimento su commissione. Io che ho bisogno di un figlio - spiega - incarico una ragazzina di rapirmelo. L'autrice del tentato rapimento va punita, su questo non c'è dubbio. Ma accertato anche chi l'ha mandata. Di certo, al posto di quella madre io sarei morta di paura».
Intanto, un altro episodio criminoso ha visto protagonisti due rom che a Frattamaggiore hanno tentato un furto in un'abitazione: il proprietario li ha messi in fuga. I carabinieri si sono messi ad inseguirli e ne è nata una sparatoria. Il tutto si è concluso a Sant'Arpino dove, nei pressi di un campo nomadi, i due rapinatori si sono dati alla fuga nascondendosi in delle baracche. Inutili le ricerche dei carabinieri, bloccati da altri rom che hanno, così, favorito la fuga dei ladri. A finire in manette, per resistenza a pubblico ufficiale, Sava Juri, 54enne, Sain Gheorghe, 25enne, Sain Marius, 42enne e Sain Pavel, 20enne, tutti romeni e senza fissa dimora.