La rivolta di Parigi e le colpe degli immigrati

Le vicende francesi hanno riproposto il tema dell’integrazione e/o dell’assimilazione degli immigrati. L’esperienza personale dimostra che i figli di un immigrato (sposato a una donna autoctona) possono conservare la parte del background culturale paterno, ma essere contemporaneamente dei ragazzi come tutti gli altri, parlando la lingua locale come madrelingua, avere le abitudini di tutti i loro coetanei e coltivare gli stessi hobby. Importante è far crescere i propri figli senza imporgli abitudini, tradizioni e costumi. Altrimenti accade, come spesso capita di vedere anche qui in Belgio, che dei ragazzi e ragazze turchi o marocchini, si devono sdoppiare, vale a dire dividersi tra la vita che trascorrono a scuola (magari senza velo, parlando la lingua locale e comportandosi come i loro coetanei) e quella che trascorrono con i loro genitori in piccoli ghetti dove vivono solo loro connazionali. Insomma, lo Stato ha delle colpe se non vi è una completa integrazione ma le colpe degli immigrati, categoria a cui appartengo anche io, sono tante.