La rivolta del popolo Udc: abbiamo sbagliato

Sondaggio per "il Giornale": solo tre elettori centristi su dieci
approvano la linea di Casini. Il 60%: si deve restare nella Cdl. Una ricerca rivela il malessere della base, dopo il soccorso al governo
Prodi

Roma - Il popolo dell’Udc non si riconosce più nel suo partito e nei suoi vertici. Se si votasse in questi giorni, solo un elettore su tre fra coloro che hanno accordato la preferenza alla formazione di ispirazione cattolica nel 2006 confermerebbe la propria scelta. Il progressivo smarcamento del leader centrista, Pier Ferdinando Casini, dal resto della Casa delle libertà ha provocato confusione e disorientamento nell’elettorato, soprattutto dopo il voto favorevole al Senato sul decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. Una manovra discordante rispetto agli alleati storici Berlusconi, Fini e Bossi e che ha consentito la sopravvivenza del fragile governo Prodi.
Un sondaggio commissionato dal Giornale a Unicab e realizzato mercoledì 28 marzo (all’indomani del voto a Palazzo Madama) conferma non solo il dissenso della base, ma anche un altro particolare fenomeno: gli elettori di centrosinistra riconoscono nell’Udc un partito «amico».
Ma andiamo con ordine. Il dato rilevante è che solamente il 35,6% del campione di elettori Udc interpellato da Unicab confermerebbe la propria scelta centrista, mentre il 22,7% voterebbe un altro partito di centrodestra e il 21,2% non si recherebbe affatto alle urne. Gli indecisi si attestano al 19,2%, mentre, a conferma della chiara polarizzazione dell’elettorato, risalta in negativo l’1,3% che attualmente sceglierebbe l’Unione. A conti fatti, oggi l’Udc potrebbe contare con certezza solo sul 2,4% a livello nazionale a fronte del 6,7% conseguito un anno fa.
C’è un’altra domanda del sondaggio che rivela chiaramente come l’udiccino medio fatichi a comprendere le decisioni di Casini e di Cesa: «Il partito deve restare nel centrodestra?». Il 60,7% degli elettori Udc ha risposto affermativamente, una percentuale addirittura superiore a quella del totale di coloro che hanno espresso simpatie per la Cdl (58,1%). Ed è su questo tema che emerge, inaspettata, l’affinità tra gli elettori dell’Unione e i centristi. Per il 70,3% di coloro che hanno votato centrosinistra l’Udc dovrebbe mollare gli ormeggi e spiegare le vele. La percentuale elevata non appare un frutto del caso: il 70% sembra ben rappresentare i moderati o i riformisti dell’Unione, quelli che farebbero volentieri a meno della sinistra radicale per imbarcare i meno riottosi e più «governisti» oppositori.
Ma se lo stato maggiore di Via dei Due Macelli decidesse di «divorziare» da Forza Italia, An e Lega, sarebbe la fine della Casa delle libertà intesa come schieramento organico di centrodestra? La maggioranza degli italiani (55,1%) ritiene che non sia così. Tra gli aficionados Udc la percentuale sale al 71,4% (59% il totale del centrodestra), segno che tra i moderati cattolici la percezione è chiara: il bipolarismo non si distrugge con lo spostamento di un partito che si attesta al 6% circa su base nazionale. Insomma, i cittadini hanno compreso che o si sta a destra o si sta a sinistra ed è difficile cambiare le alleanze sostenendo che i valori di riferimento restano immutati. Il risultato non felicissimo della Rosa nel Pugno alle scorse politiche è indicativo.
Lo spaesamento della base Udc, provocato dall’appoggio a Prodi sul decreto di rifinanziamento, evidenzia la difficoltà nel percepire le strategie di Pier Ferdinando Casini. Il 47% dei suoi elettori non ha gradito che si sia offerta una «stampella» al premier a fronte del 28,8% che ha approvato. Tra i simpatizzanti del centrodestra la disapprovazione sale al 65%, una percentuale molto simile al 68% di votanti dell’Unione che ha ritenuto condivisibile la scelta dei senatori guidati da Francesco D’Onofrio. E il cerchio si chiude: gli elettori di centrosinistra comprendono le motivazioni di un partito di opposizione dal quale evidentemente attendono un sostegno continuativo.
I risultati del sondaggio confermano il trend iniziato a dicembre con l’assenza a Piazza San Giovanni e la contro-manifestazione di Palermo e fotografato da un’analoga ricerca del Giornale. Sta a Casini far ritrovare la bussola ai propri elettori. Quel che ora è certo è che un abbraccio con Rutelli e con Fassino non gioverebbe.