La rivolta di San Siro: «Allora vendete la società»

«Scusi, dov’è l’entrata dello stadio?», chiede una ragazza. La risposta arriva con un po' di sorpresa: «Ma non è mai stata qui?». E lei: «No, è la prima volta: sono venuta per dire a Kakà di restare».
Questo è il San Siro di una fredda serata di gennaio, riscaldato dai cori dei tifosi milanisti per convincere il loro beniamino a non trasferirsi in Inghilterra. Appena Kakà esce dagli spogliatoi parte il ritornello «Ricardo resta con noi» che supera non di poco i già potenti amplificatori dello stadio. E la curva sud si ritrova unita come ai bei tempi, diffidando dal teorema di Paganini: si ripete, eccome se si ripete. In un quarto d'ora sono già otto i cori dedicati a Kakà e spesso, contemporaneamente, criticano la società.
Il sentimento che serpeggia tra i tifosi rossoneri è infatti quello che il giocatore sia stato messo in un angolo dal Milan: chiedono a Berlusconi, piuttosto, di vendere baracca e burattini: «Presidente, se i tuoi impegni devono cambiare la tua splendida realtà... vendi la società». C'è anche un invito piuttosto esplicito per Galliani: «Per 100 milioni vacci tu al Manchester City». Divertente e divertita la risposta del dirigente rossonero «Ci andrei di corsa».
E non manca l'ironia: prima viene esposto lo striscione «stiamo ponderando l'offerta...», poi, qualche minuto dopo, come se la curva avesse riflettuto, «vendere Kakà non è da Milan» e «Società stai vendendo la tua dignità». «Invecchia con noi, il tuo posto è qui» queste invece le dediche al brasiliano. Impressionante il boato all'annuncio del numero 22 al momento della formazione, impossibile non provare un brivido.
Come quando, al fischio d'inizio, per quattro minuti di fila il coro «non si vende Kakà» invade campo e atmosfera. Andrà avanti tutta la partita, intervallato solo dalla volontà di far sapere che, se le politiche di calciomercato sono queste, «vergogna, ci avete rotto...». Anche dalla tribuna la contestazione: un settore intero di persone che sventolano banconote da 50 euro. Col cuore i tifosi del Milan si aggrappano a tutto pur di non veder partire il proprio campione. Ma serve a poco anche la scaramanzia: ieri, forse l'ultima partita in rossonero di Kakà, era il giorno diciassette. In Italia porta sfortuna, in Inghilterra no. A volte anche questi sono segnali.